È morto a 70 anni il notaio D’Ambrosio

Il professionista prima di arrivare a Pescara aveva fatto il magistrato a Roma. Oggi il funerale in forma privata, a Bolsena
PESCARA. Preparava gli atti notarili anche in lingua straniera. Con le sue lezioni su un blog, era riuscito a semplificare la materia e a renderla accessibile a chiunque, elargiva consigli e suggerimenti anche con toni scherzosi. Si definiva “il notaio vicino alla gente”. Il lavoro, la famiglia, le rose, le penne stilografiche e la montagna erano le grandi passioni del notaio Massimo D’Ambrosio, scomparso sabato sera all’età di 70 anni dopo aver lottato per mesi contro una malattia che non gli ha lasciato scampo.
Originario di Roma, a Pescara era conosciutissimo, una istituzione nel settore notarile, ma la sua fama valicava i confini regionali. È stato magistrato e nella capitale aveva conosciuto Giovanni Falcone. “Ciao amore mio, che la terra ti sia lieve”, l'addio sui social dell’amatissima moglie Maria Angela Damiani e della loro figlia Michela, che hanno voluto una cerimonia funebre privata che si terrà oggi a Bolsena, nel Lazio, dove la salma riposerà. Ieri, il via vai di amici e parenti nella camera ardente allestita all’obitorio di Pescara.
«È stata una persona eccezionale», dice, addolorata la moglie Maria Angela, «era un uomo di grande cultura, brillante, ironico, generoso, un combattente, ha lottato fino all’ultimo come un leone».
Sui social un fiume di affetto per l'uomo e il professionista. «Era molto competente», ricorda l'amico commercialista Donatello Sciubba, «brillante e preparato, conosciuto anche oltre confine, molto credente. Pescara perde uno straordinario professionista».
D’Ambrosio, uscito indenne da una vicenda giudiziaria di qualche anno fa, avrebbe dovuto affrontare prossimamente un intervento chirurgico, ma il suo cuore si è fermato a pochi passi dal traguardo. Da qualche tempo aveva anche smesso di frequentare lo studio di piazzetta Troilo. Nonostante la malattia lo fiaccasse, «continuava a fare progetti per il futuro, a coltivare le sue rose e a stare accanto alla famiglia che adorava», il ricordo di Maria Grazia Orlandi, ex dirigente dell’Agenzia delle Entrate: «Ha combattuto con grande forza in questi mesi, aveva una vitalità intellettuale unica, una ironia finissima. Pescara ha perso un notaio che andava controcorrente, preparatissimo, empatico, sempre con la battuta pronta. Leggeva gli atti notarili, scritti anche in lingua straniera, con spirito sempre allegro, assisteva i suoi clienti senza trascurare il minimo dettaglio. Quando entrava in una stanza la riempiva con la sua personalità brillante e sul blog spiegava il suo mestiere in maniera gradevole e coinvolgente».
«Notaio, magistrato, avvocato, docente», scriveva di sé D'Ambrosio che si definiva il «notaio vicino alla gente». Inizia la professione nel 1996, l'anno successivo al pensionamento da magistrato ordinario a Roma. «Sto ancora cercando di capire se ho fatto bene o male a cambiare vita», ha vergato sul blog, «perché le due professioni hanno vantaggi e svantaggi diversi, che potrò soppesare e valutare solo quando potrò ritirarmi in campagna a coltivare le mie rose a cui sono molto affezionato».

