Addio a Burgnich, la “roccia” azzurra A Pescara ultimo incarico in panchina

LUCCA. Era considerato uno dei migliori difensori italiani di sempre. Si è spento ieri a 82 anni, nella casa di cura San Camillo a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca, Tarcisio Burgnich. Se ne va...
LUCCA. Era considerato uno dei migliori difensori italiani di sempre. Si è spento ieri a 82 anni, nella casa di cura San Camillo a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca, Tarcisio Burgnich. Se ne va a 50 anni esatti di distanza da Armando Picchi, il compagno di squadra dell’Inter che lo soprannominò “roccia”. Friulano classe 1939, Burgnich giocò terzino e stopper, durissimo contro gli avversari ma mai davvero cattivo, pressocché insuperabile. Per sua stessa ammissione, a metterlo davvero in difficoltà furono Ezio Pascutti del Bologna, e poi lo jugoslavo Dragan Dzajic: anche più di Pelé che marcò nella finale di Messico ’70.
Da calciatore legò il suo nome soprattutto all’Inter tra il 1962 e il 1974, giocando 467 partite e vincendo quattro campionati italiani, due coppe dei campioni e una coppa intercontinentale. Vestì anche le maglie dell’Udinese, con cui esordì nel 1959, della Juventus da dove passò al Palermo e, dopo l’Inter, del Napoli fino al 1977. In azzurro collezionò 66 presenze e segnò due reti: la più celebre nella mitica semifinale di Messico ’70, Italia-Germania 4-3, quando la “roccia” mise dentro la rete del momentaneo 2-2 nel primo supplementare. Con l’Italia vinse pure l’Europeo del 1968, l’unico conquistato dagli azzurri.
Arrivò poi la carriera da allenatore, che concluse proprio a Pescara. Nella serie B 2000-2001 Pietro Scibilia lo chiamò al posto di Galeone alla 19esima giornata: dopo tre pareggi e due sconfitte fu però sostituito da Delio Rossi. «Il presidente Daniele Sebastiani e tutto il club», si legge in un post pubblicato sul sito ufficiale della società biancazzurra, «esprimono il cordoglio per la scomparsa di mister Tarcisio Burgnich, che dopo una lunga e prestigiosa carriera da giocatore scelse di chiudere il percorso da allenatore nel Pescara».
Umile nello sport e nella vita, la scomparsa di Burgnich ha destato grande cordoglio nel mondo del calcio italiano e non solo. «Era il mio difensore preferito», ha detto Sandro Mazzola, con lui nell’Inter e in nazionale, «nelle partitelle era lui che mi marcava tutti i giorni. Quando mi lamentavo, rispondeva che dovevo abituarmi a prendere botte per reggere meglio in partita. Poi, però, quando giocavamo e mi menavano, era il primo a difendermi».
«Grazie per quel magico esordio a Bologna, te ne sarò sempre grato»: queste le parole del ct azzurro Roberto Mancini su Twitter, che proprio Burgnich fece debuttare in A nella stagione 1981-82.
In sua memoria sarà osservato un minuto di raccoglimento prima dell’amichevole tra Italia e San Marino domani Cagliari, e lo stesso avverrà in occasione di tutte le gare ufficiali in programma questa settimana in Italia. I funerali di Burgnich si svolgono oggi nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Bosco sempre a Viareggio, città dove viveva. Per il suo ultimo viaggio la “roccia” avrà la maglia della nazionale azzurra con la quale vinse un campionato europeo nel 1968 e fu vice campione del mondo, e quella dell’Inter.
Roberto Di Candio

