Addio Grondona, il dirigente che amava l’Abruzzo

2 Agosto 2014

Il capo della federcalcio argentina era innamorato di Villalago e aveva visitato L’Aquila dopo il sisma

PESCARA. L’ultimo saluto a Julio Grondona, l’uomo che amava l’Abruzzo. Ieri a Buenos Aires si sono celebrati i funerali dell’presidente dell’Afa e vice-presidente vicario della Fifa, alla presenza di Messi e Blatter. Grondona, originario della provincia di Milano, aveva un legame speciale con l’Abruzzo. Passava spesso le vacanze a Villalago insieme a Salvador D’Antonio, originario del paese aquilano, presidente del Deportivo italiano, club argentino fondato da emigranti. In Abruzzo i due si incontravano spesso con Antonio D’Attilio, storico dirigente dell’Ac Scafa e consigliere federale Figc Abruzzo del presidente Daniele Ortolano. Tra D’Attilio e Grondona si creò una forte amicizia, tant’è che il patron dell’Afa lo volle con sé nelle spedizioni dell’Argentina ai Mondiali. «Per me Julio era come un padre», afferma D’Attilio, «nel 1998 mi propose di fare il commissario di campo per le gare della Selecciòn. Ci vedevamo spesso, lui venne in Abruzzo più di una volta: era innamorato, così come sua moglie che morì nel 2012. Ha sofferto la perdita, erano una coppia inseparabile. L’anno scorso Julio mi invitò a Roma per l’amichevole Italia-Argentina. Approfittammo della gara per visitare il Vaticano e incontrare Papa Francesco. Durante il cammino Julio mi fece una confidenza pronunciando queste parole: “Antonio, sai cosa disse mia moglie pochi giorni prima di morire? Vorrei tornare in vacanza in Abruzzo, a Villalago, alla processione di San Domenico”. E mi piacerebbe tanto rivedere il lungomare di Pescara». La famiglia Grondona visitò anche L’Aquila dopo il terremoto. «Rimase colpita dalla tragedia. Era un uomo sensibile, umile e sempre disposto ad aiutare gli altri». Famosi i suoi litigi con Diego Maradona, il grande nemico. L’ultimo c’è stato al termine della partita tra l’Argentina e l’Iraq, vinta in pieno recupero grazie al gol di Messi, quando Maradona aveva da poco lasciato lo stadio. «Abbiamo vinto», disse Grondona, «quando lo iettatore se ne è andato». Grondona, morto all’età di 82 anni a causa di un aneurisma, è stato a capo della Federazione calcistica argentina per 35 anni. L’Afa lo ha voluto ricordare con sette giorni di lutto nel campionato, rimandando così l’inizio della Primera Division che era previsto per domani. (g.t.)

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