Allegri: voglio il trofeo Milan per il bis di Doha

16 Gennaio 2019

Gattuso: «Se Higuain va via non ci rimango male». E il Pipita gioca

GEDDA (ARABIA SAUDITA). Vincere tutto, un passo alla volta, per arrivare a fine stagione «con più trofei in bacheca». Massimiliano Allegri psicanalizza la Juventus, tre Supercoppe delle ultime quattro perse, per battere un Milan che in campionato è indietro di 22 punti. Ma in una partita secca, si sa, le differenze si azzerano. Non a caso nel dicembe del 2006 i rossoneri hanno vinto, ai rigori, a Doha. E allora avanti con «grande rispetto per l'avversario, che la Juve ha sempre avuto, e l'umiltà di difendere», dice il tecnico. «Perché non è una vergogna difendere, queste gare vanno decise anche con quella». A Gedda (ore 18,30 diretta tv su Rai 1), in Arabia Saudita, è una partita da dentro o fuori, di quelle che piacciono a mister Allegri, perché preparano la squadra alla Champions, il grande obiettivo. Al posto di Mandzukic, rimasto a casa perché infortunato, ci sarà «uno tra Douglas Costa e Bernardeschi», con «Ronaldo e Dybala avanti, senza riferimento». Già, Cristiano Ronaldo, il grande acquisto della scorsa estate che può regalare alla società che lo ha fortemente voluto la prima gioia del loro matrimonio. «Cristiano è abituato a vincere, ha vinto le Champions e altri trofei, è assolutamente un valore aggiunto», osserva Allegri, «ma non va dimenticato che anche noi abbiamo giocato due finali di Champions in quattro anni e che ci siamo comportati bene gli altri due anni». Dall'altra parte, sfida nella sfida, l'ex Higuain, la voglia di vendicarsi della Vecchia Signora che prima lo ha sedotto e poi abbandonato e il cuore diviso tra il Milan e il Chelsea del maestro Sarri. «Mi aspetto un calciatore voglioso di riscattare la sconfitta di campionato», quando uscì a mani vuote e con le lacrime sul volto per una espulsione ritenuta dall'attaccante ingiusta. «Dobbiamo essere bravi a limitarlo».
Qui Milan. Alla quarta domanda su Gonzalo Higuain, in conferenza stampa, Rino Gattuso si è spazientito. Ma le precedenti tre risposte sono bastate a chiarire che l'addio dell'argentino al Milan dopo la Supercoppa italiana è un'ipotesi decisamente concreta. «Bisogna capire cosa vuole fare», ha chiarito l'allenatore. Per questo Leonardo si è fermato a Milano, dove ha portato avanti il dialogo con il Genoa per il prestito di Piatek. Nella conferenza stampa di Gedda, Gattuso ha commentato con diplomazia la sede della partita che tante polemiche ha sollevato in Italia: «Ci saranno anche le donne per assistere alla partita, noi siamo qua per fare il nostro lavoro. Per come siamo stati trattati, all'Arabia Saudita va un 10 e lode». E ha deciso di affrontare di petto il tema Higuain, il giocatore scelto in estate come stella del nuovo corso targato Elliott. Un piano incrinatosi a novembre, nel match di campionato proprio contro la Juventus, che in estate aveva ceduto il giocatore in prestito con diritto di riscatto e ora attende per lui un'offerta del Chelsea. «Dopo il rigore sbagliato e l'espulsione qualcosa è successo nella sua testa, nel suo stato d'animo», è sicuro l'allenatore. «Far cambiare idea a un calciatore a volte non è facile. Comunque non è venuto a dirmi che vuole andare via. Lo sto ancora aspettando. Spero sia una serata importantissima, poi vediamo cosa succederà. Ma non ci rimarrò male se andrà via. Sono stato calciatore, non si può giudicare come ragiona una persona». In questi giorni Gattuso ha visto l'attaccante «sereno, dentro al progetto, che scherza coi compagni e a volte è una radio, non si ferma mai...». E ha annunciato che sarà titolare «al 90%: se gioca è perché lo vedo bene mentalmente». Patrick Cutrone scalpita ma, almeno per un'ultima partita, al Milan serve il miglior Higuain, anche perché nessuno in squadra ha la sua esperienza.
«Cristiano Ronaldo? Prima faceva show, poi ha smesso e negli ultimi 6-7 anni è diventato incredibile. Ora attacca con veemenza, fa le cose per buttare la palla dentro», sostiene Rino Gattuso. Al portoghese penserà Alessio Romagnoli, secondo cui il Milan «è più maturo e più forte» rispetto alla Supercoppa vinta con la Juventus ai rigori a Doha due anni fa: «Questa coppa può dare una svolta alla stagione».
Angelo Caradonna