Anche Eto’o finisce nel mirino del fisco

Dopo il caso Neymar accuse all’ex bomber: si parla di una frode da 3,5 milioni
Dopo Messi, Neymar e Mascherano, è il turno di Eto’o. Non c'è davvero pace in casa Barcellona che a 24 ore di distanza dall'inchiesta che ha visto coinvolto ÒNey (rischia due anni di carcere e una multa di 10 milioni) vede il suo nome di nuovo al centro di una vicenda di frode fiscale che risale agli anni 2006-2009, quando l'asso camerunense era una stella di prima grandezza della squadra allenata all'epoca prima da Frank Rijkaard e poi da Pep Guardiola. Eto’o, oggi 35enne calciatore in Turchia e grande protagonista del triplete interista, secondo quanto rivela El País, rischia una condanna a dieci anni e mezzo di reclusione e una multa di 14 milioni per frode fiscale. E la stessa pena, avanzata dalla Procura di Barcellona, è stata richiesta anche per l'ex agente, Josep Maria Mesalles.
In base alle indiscrezioni del più diffuso giornale spagnolo, l'ex stella del Barcellona avrebbe evaso tasse per 3,5 milioni tra il 2006 e il 2009. Ma non finisce qui, perché l'Agenzia delle Entrate spagnola lo ha messo sotto tiro anche per la gestione dei diritti d'immagine: secondo l'accusa, Samuel Eto’o, che riceveva dalla Puma tra i 1,5 e i 3 milioni a stagione, è riuscito ad evitare le imposte simulando la cessione dei diritti a due società create ad hoc: la spagnola Bulte 2002 e l'ungherese Tradesport, aggirando così i vincoli Irpef. Di fatto, anziché versare all'erario l'aliquota fissata per gli scaglioni più alti (il 45%), con l'escamotage delle società-fittizie, il calciatore si limitava a versare l'aliquota molto più bassa destinata appunto alle società. Il calciatore ha cercato di discolparsi rigettando ogni responsabilità su Mesalles, col il quale è in rotta da diverso tempo con tanto di denunce e carte bollate.

