Anche Nicola Rizzoli “gioca” al livello delle stelle mondiali

14 Luglio 2014

L’arbitro bolognese dirige con autorità la finalissima Nessun tentennamento e pochissimi errori: è promosso

INVIATO A RIO DE JANEIRO. Il fischio finale. Sinonimo di gioia, rabbia, rimpianto, un dispenser infinito di emozioni. Stavolta il fischio finale è stato anche liberazione, un grido silenzioso “ce l’ho fatta”, pieno di orgoglio. Ce l’ha fatta Nicola Rizzoli, l’architetto ha realizzato il progetto più grande della sua vita portando a termine con un 7 in pagella la finale Germania-Argentina.

Lui, divoratore di libri noir, si è regalato un ultimo capitolo in prima linea sulla scena del crimine, ma la sua scelta di prevenire ha pagato alla grande. Subito un fischio sicuro su una entrata troppo rude di Roja, poi cartellino giallo a Schweinsteiger per un fallo da dietro, netto nonostante le proteste del tedesco.

Quella giacca rossa spiccava e neanche poco tra undici magliette blu e undici bianche, ma Rizzoli è riuscito a essere trasparente, a non farsi vedere più di tanto, il massimo per un arbitro che (giocatori permettendo) dovrebbe sempre accompagnare una partita e non guidarla.

Gli episodi. L’ha diretta con piglio ma sempre senza ostentare i muscoli. Perché certe volte un sorriso aiuta a riportare la serenità. Come quando ad esempio Klose e Mascherano si sono trovati quasi faccia a faccia con intenzioni ben poco amichevoli. Li ha presi, li ha calmati col sorriso ed ha fatto riprendere il gioco. Ha azzeccato tutti gli episodi più importanti della partita, compresi i cartellini. Andando a cercare il pelo nell’uovo, forse può aver sbagliato a fischiare punizione contro Higuain su un’uscita sguaiata di Neuer, ma comunque sarebbe stata una rimessa laterale per l’Argentina e non certo rigore.

Lucido e sicuro anche nei supplementari, quando la fatica ha portato i giocatori a commettere qualche fallo in più, ma mai con cattiveria. In totale 33 falli fischiati, non tanti: 15 a favore dell’Argentina, 18 a favore della Germania e 4 cartellini gialli tutti giusti.

Il rientro. Oggi Rizzoli tornerà a casa, a Mirandola, dove ad accoglierlo troverà la moglie e tutti gli amici della sezione Aia di Bologna. Lo descrivono come un tipo tranquillo, forse perché a differenza di altri non vive solo di arbitraggio e dunque non si fa divorare dallo stress da fischietto. È stato anche poliziotto durante il servizio militare e questo forse lo avrà aiutato ad acquisire l’autorità mostrate anche ieri sotto gli sguardi Higuain e Mueller, di Messi e Klose.

Addio Totti. Dopo questa serata, Rizzoli resterà per sempre l’arbitro della finale Mondiale 2014. Il modo migliore per strapparsi l’etichetta scomoda di “arbitro del vaffa di Totti”. Già, perché quell’episodio fece discutere, alzò polveroni, creò polveroni e costò anche uno stop a Rizzoli.

Cosa successe? È il 2008, Udinese-Roma, in un’azione d’attacco Rizzoli ostacola Totti che sta andando al tiro. Involontariamente, è chiaro. Ma Totti non la prende per niente bene e va in faccia a Rizzoli a gridargli “vaffan…”, non una volta ma tre, il tutto ripreso e trasmesso all’infinito da ogni tipo di telecamera. Il problema è che Rizzoli vede, si rende conto, ma non sanziona Totti. Niente cartellino rosso, neanche il giallo. Pessima la legge della compensazione anche se il tranello è subdolo, ma forse Rizzoli (consapevole dell’errore) evitò di ingigantire il danno provocato alla Roma.

Bravo Stefani. Ah, nella serata di Nicola Rizzoli, è giusto stringere la mano anche ai due assistenti, Renato Faverani e Andrea Stefani, impeccabili.

Eccellente soprattutto Stefani che nel primo tempo ha visto benissimo sul gol annullato a Higuain per fuorigioco. Un pizzico di orgoglio italiano è salvo.

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