«Arbitri, più selezione e meno casi di violenza»
PESCARA. Gli arbitri abruzzesi, per il quinto anno consecutivo, saranno guidati da Angelo Martino Giancola, il presidente del Cra. Che nelle prossime ore renderà nota la composizione del direttivo...
PESCARA. Gli arbitri abruzzesi, per il quinto anno consecutivo, saranno guidati da Angelo Martino Giancola, il presidente del Cra. Che nelle prossime ore renderà nota la composizione del direttivo regionale nel quale non ci sarà più Lanciani che è salito alla Cai.
Giancola, che cosa ha prodotto il lavoro di questi quattro anni?
«Cinque ragazzi sono passati dalla Cai alla Can D, di cui tre al primo anno. C’è stata più selezione. Anziché puntare sulla quantità, abbiamo scelto la qualità. Anche a livello di assistenti: Stringini di Avezzano in tre anni è salito fino alla serie C. L’organico, inoltre, è stato gradualmente ringiovanito e l’età media si è abbassata fino a 23,2 anni. Ci saranno ragazzi già rodati che andranno alla Cai. Magari l’anno prossimo cercheremo di allargare il numero delle promozioni, vista la qualità che ci sarà in organico di Eccellenza».
Continua l’emorragia di tesserati?
«Purtroppo sì, in Italia c’è una leggera flessione. In Abruzzo abbiamo recuperato qualcosa negli ultimi due anni. Sono 1.218 gli associati».
I problemi sul campo?
«Gli episodi di violenza sono in calo. In Abruzzo, nell’ultima stagione, se ne sono registrati 14, di cui otto gravi. Sono finiti i tempi di 20-25 episodi gravi contro gli arbitri. Questo, ovviamente, è merito della crescita culturale delle dirigenze. E comunque bisogna lavorare fino a debellare la violenza di ogni tipo».
Il livello medio?
«Io credo che sia buono e che abbiamo assistito ai campionati di Eccellenza e Promozione senza macchie. Poi, le polemiche ci sono e ci saranno sempre. Dove, invece, dobbiamo continuare a lavorare di più è in Prima e Seconda categoria. Nonostante l’ottimo campionato, nelle due gare di semifinale play off tra Atessa Mario Tano e Hatria dovevamo fare meglio visto lo standard del campionato».
E poi c’è il caso Ursini.
«Un ragazzo di grandi potenzialità, due anni fa era pronto salto di categoria. Poi, per una legge non scritta e per rispetto delle società, anche gli arbitri quando sbagliano pagano. Nella finale play off Paterno-Pineto ci fu un errore arbitrale che determinò il risultato. Nessun problema: Cristiano ha capito l’errore, ha lavorato benissimo ed è stato ricompensato, proseguendo il percorso di crescita».
Dov’è che bisogna migliorare?
«Tanto nelle sezioni, devono essere più coraggiose. I campionati sono migliorati, la violenza è scesa e occorre avere il coraggio di lanciare i giovani senza la paura di bruciarli. In Promozione abbiamo fatto debuttare gente a 18 anni e in Eccellenza a 19 anni. Negli ultimi due anni sono transitati due arbitri, Ursini e Verrocchi, di soli 22 anni. Ovviamente, per fare ciò occorre creare più sinergia con le società, a livello provinciale».
Su chi si sente di scommettere?
«E’ riduttivo fare un nome, però i vari Ursini, Pezzopane, Scatena e Gregoris li ho cresciuti io e penso che possano fare bene. Senza nulla togliere a Menicucci, che è salita in D, e a tanti altri arbitri».
Si era parlato anche di Giancola al Nazionale?
«Si vociferava, è vero. Ma penso di non aver finito il mio lavoro, l’Abruzzo è una regione molto difficile».
Il programma della prossima stagione?
«L’ultima settimana di agosto partiremo con il raduno ufficiale, all’Aquila. Poi, faremo i vari stage mensili».
E c’è il calcio a 5.
«Siamo contenti per Paolo Milardi e Chiara Amicucci che hanno ottenuto promozioni meritate. Entrambi hanno chiuso a pari merito in prima posizione».
E le donne?
«Noi abbiamo molte adesioni, circa 40 in tutte otto le sezioni. Non a caso in questi quattro anni diverse ragazze sono state promosse al Nazionale: Menicucci come arbitro, Candria di Teramo nel futsal, Chiara Amicuci nel futsal e l’assistente Mainella. E ne abbiamo altre in regione che si stanno mettendo in mostra. Per non parlare dell’osservatore donna Silvia De Paolis dell’Aquila, ex arbitro di Promozione».
Il rapporto arbitri-social? «Spesso i social destabilizzano. L’Aia stessa ci vieta il più possibile di interagire con tesserati e società. L’ordine è lasciare perdere i social».
@roccocoletti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

