Atletica, Mazzaufo: «Italia in alto grazie anche all’Abruzzo»

Il dirigente teramano della Fidal reduce dall’exploit azzurro agli Europei di Birmingham: «Cantò e Sabbatini super». (Nella foto, Claudio Mazzaufo e Gaia Sabbatini)
TERAMO. Ben 22 medaglie a Birmingham, in un Europeo che ha certificato la straordinaria crescita dell’atletica italiana. Ma per il professor Claudio Mazzaufo, reduce dalla rassegna inglese, il risultato non è una sorpresa. Giuliese di nascita, teramano d’adozione e tecnico di lunghissima esperienza, Mazzaufo è oggi assistente del vice direttore tecnico Fidal per la Metodologia e lo Sviluppo Tecnico Nazionale, posizione costruita attraverso decenni di attività federale e di lavoro sul campo, soprattutto nei salti. Dalla sua lettura privilegiata nasce la fotografia di un movimento che ha trovato la strada giusta.
Professore, quanto è lontano l’inizio di questo ciclo vincente?
«Dalle Olimpiadi di Tokyo, invertendo una tendenza: nel 2018 agli Europei di Berlino avevamo conquistato 6 medaglie, in 8 anni le abbiamo quasi quadruplicate con programmazione, continuità e una Federazione che lavora in modo capillare».
Che cosa c’è dietro queste medaglie?
«Non potete immaginare cosa ci sia dietro quei 3 centesimi dell’oro della 4x400 o quel centimetro di Iachipino: controlli, visite, macchinari, dati, programmazione. La Federazione ha portato a Birmingham 130 atleti e mosso oltre 200 persone tra tecnici, medici, fisioterapisti e dirigenti: tutti lavorano insieme, nella propria diversità ma anche con spirito critico, per costruire un unico sistema».
La forza sembra essere anche il ricambio generazionale.
«Sono state conquistate medaglie con Tamberi che ha vinto il quarto Europeo a 34 anni, ma anche con i ventenni: c’è una filiera».
Cosa pensa delle prestazioni delle atlete abruzzesi Cantò e Sabbatini?
«Per l’Abruzzo è motivo di grande orgoglio averle in una manifestazione di questo livello. La presenza della pescarese Michelle Cantò nella marcia e della teramana Gaia Sabbatini nei 1500, conferma che il nostro movimento produce atleti di livello internazionale. Cantò è stata brava soprattutto nel finale di gara facendo esperienza su un percorso difficile. Sabbatini si è allenata all’estero con gruppo di altissimo livello, dimostrando di poter stare a quei livelli. Il loro risultato conta poco, sono esperienze che insegneranno più di una vittoria».
Birmingham 22 medaglie, a Roma due anni fa furono 24: quali valgono di più?
«Queste inglesi perché a Roma c’erano le Olimpiadi imminenti. Stavolta c’erano tutti, il movimento è ancora in crescita».
Sarà più difficile confermarsi?
«Perché smettere di sognare? Come dicono Gimbo e Andy, (Tamberi e Diaz, ndc), sognare è importante. Noi continueremo a farlo, sapendo ci aspetteranno al varco».
Cosa rende speciale la nostra Nazionale?
«Gli atleti in primis, gli staff federali e i tecnici personali ma tutti sanno dare sensazioni positive. Oggi la Fidal, con Stefano Mei, è un modello: avere un presidente che è stato atleta ai massimi livelli significa avere qualcuno che conosce ciò che prova un atleta e sa come parlargli. Nel tempo e con i risultati ottenuti, sta dimostrando le sue oggettive capacità».
E se le chiediamo cosa manca a calcio e basket ?
«Sembrano troppo ancorati alle proprie metodiche, meglio aprirsi ad altre esperienze. Nell’atletica ognuno viene allenato in maniera specifica: Iapichino non si allena come Furlani, che non si allena come Diaz. Perché se non ti evolvi, ti estingui». L’Italia si gode Birmingham mentre il “Prof” guarda avanti. Perché il successo, nella sua filosofia, non è un punto d’arrivo, è solo il prossimo dato da cui ripartire.

