Aureli, quando il fiuto del gol non passa mai

29 Giugno 2015

Il cannoniere a 41 anni ha promosso il Venere «Il segreto? Costanza nel gioco e divertirsi»

LANCIANO. Ha messo a segno 31 gol in 19 gare: con questo score Danilo Aureli (nella foto) ha conquistato il titolo di superbomber d'Abruzzo per la stagione appena conclusa. Nessuno, infatti, dalla serie D alla Seconda categoria, ha saputo fare meglio di lui, in regione.

Ma non solo, perché se si restringe il campo alle sole medie realizzative, ci si accorge che, in proporzione (e fatte ovviamente le debite differenze), la sua è di gran lunga superiore a quelle dei due migliori realizzatori a livello mondiale. Sì, proprio loro: Cristiano Ronaldo e Leo Messi, che pur totalizzando un maggior numero di reti (rispettivamente 48 e 43) nella Liga, hanno fatto registrare, nell'ordine, un 1,37 e un 1,13, contro l'1,63 dell'attuale centravanti della neopromossa (in Prima categoria) Venere Calcio. Blasfemia? Probabilmente sì, anche se le cifre, in quanto tali, sono inconfutabili.

«Non scherziamo», si affretta a puntualizzare lo stesso Danilo Aureli, «visto che qui si parla di extraterrestri. Nel mio piccolo, però, mi accontento, alla veneranda età di 41 anni (compiuti il 15 aprile scorso, ndc) di continuare a calcare i campi di calcio, facendomi ancora rispettare sotto rete».

Come dargli torto, del resto, alla luce dei soliti, incontrovertibili, numeri? Che ripercorrendo una carriera agonistica iniziata nel 1993, lo hanno sin qui portato a collezionare 343 reti in gare ufficiali di campionato, in tutte le categorie dilettantistiche (dalla serie D in giù), eccezion fatta per la Terza. «E avrebbero potuto essere anche di più», sottolinea con orgoglio l'attaccante di Gioia dei Marsi, «se non avessi patito, ad inizio carriera, due gravi infortuni, nella stagione '94/95, con la Primavera del Pescara, e '96/97 nelle file dell'Ortona, che mi costrinsero a saltare le due annate. E se a questa età ancora mi diverto a giocare, lo devo esclusivamente al professor Cerulli. Che nonostante il parere contrario della maggior parte dei medici consultati, mi convinse ad operarmi ai legamenti, completamente saltati, in occasione del secondo, gravissimo infortunio, riuscendo a rimettermi in piedi».

Da quel momento in poi infatti, e al netto di qualche piccolo problema di cartilagine, Aureli non si fermerà più, chiudendo in doppia cifra ben sedici stagioni su diciotto. «Semmai», afferma scherzando, ma non troppo, «il mio primo avversario è stato il mio caratteraccio. Il non saper tenere a freno la lingua mi è infatti costato parecchi turni di squalifica, e altrettante occasioni perse per rimpinguare il mio bottino personale, anche se devo dire che col passare degli anni mi sono calmato parecchio».

Prova ne sia, che nella stagione appena conclusa, non è stato mai espulso, saltando solo due gare per recidività in ammonizioni. Infatti, le sue 31 reti, oltre a valergli il titolo di miglior realizzatore abruzzese, hanno contribuito in maniera decisiva alla promozione del Venere.

«Il merito è di tutti», precisa Danilo Aureli, «perché senza l'aiuto dei miei compagni di squadra non sarei mai riuscito a segnare tanto. Al resto, poi, hanno pensato un mister bravo come Roberto Prosia e una società seria e organizzata, che non ci ha fatto mai mancare nulla». Motivo per il quale, a dispetto delle tante offerte ricevute, l'attaccante marsicano dovrebbe restare a Venere di Pescina anche il prossimo anno. «Al 99% sarà così», conferma, «visto che sto a due passi da casa – Gioia dei Marsi dista solo 5 km – e che questo mi consente di conciliare i miei impegni lavorativi con quelli calcistici».

Chiusura in tema, con la descrizione del gol più spettacolare segnato quest'anno.

«Sicuramente nel derby con l'Ortygia, realizzato con una sforbiciata dal limite finita all'incrocio dei pali. Ricadendo a terra», svela in conclusione il bomber Danilo Aureli, «mi sono fatto malissimo, ma ne è valsa la pena».

Stefano De Cristofaro

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