Baglieri: vado in Portogallo per godermi la pensione

«Il pallone non mi attira, c’è molta meno tecnica rispetto ai miei tempi»
PESCARA. Un tuffo nel passato prima di immergersi in un nuovo futuro. Che sarà caratterizzato da una scelta drastica, quella di lasciare l’Italia. E così Corrado Baglieri, oggi 54 anni, originario di Pachino (Siracusa), un passato (anche) con le maglie di Francavilla, Chieti e Teramo, è tornato in Abruzzo per sbrigare delle questioni personali e per un amarcord calcistico. Una volta appese le scarpe al chiodo ha quasi del tutto tagliato i ponti con quello che è stato il suo mondo. Né dirigente, né allenatore. Qualche esperienza con i giovani, ma si è dedicato ad altro. Anche alla pittura, l’altra grande passione. «Adoro tutto quello che è arte, mi piace visitare chiese e musei nel tempo libero».
Oggi il pallone non è più l’arte di un tempo. «Nel calcio d’oggi il pallone viaggia sempre in alto», sostiene, «ai miei tempi, invece, si giocava palla a terra. C’era più tecnica. Adesso no, troppo schematico e fisico. Non mi diverte più».
Nel suo amarcord calcistico una serata a cena con Stefano Sgherri con cui ha fatto coppia in attacco negli anni Ottanta, a Chieti, dove ha giocato in più epoche. E poi, a Pescara, una rimpatriata con Tony Giammarinaro, l’allenatore vicino alle 89 primavere con cui ha vissuto la prima esperienza in neroverde.
Un siciliano in Abruzzo. Ma l’attaccante di origine siciliana deve il suo primo arrivo in Abruzzo al compianto presidente del Francavilla Emidio Luciani che, grazie ai suggerimenti dell’allora ds Rodomonti, lo prese dalla Primavera della Roma. Nel 1984 la firma del primo contratto da professionista alla 17ª presenza in serie C. Ne è passata di acqua sotto i ponti, talmente tanta che oggi Corrado Baglieri è un pensionato. E ha deciso che è il momento di di cambiare vita. «Il tempo di definire alcune situazioni e me ne andrò a vivere in Portogallo dove ci sono già altre persone che conosco», spiega l’ex centravanti dal piede educato, con la forza di un toro e uno stacco aereo non male. Uno di quei centravanti che facevano reparto da solo e sfruttava la sua prestanza fisica per proteggere il pallone. Andrà nel Paese di Cristiano Ronaldo non per rendere omaggio a CR7. Lo farà, come tanti altri italiani, perché lì c’è una fiscalità vantaggiosa e potrà godersi fino in fondo la pensione che lo Stato gli paga ogni mese.
Il passato. E’ pieno di italiani nella penisola lusitana. «Ho delle idee in mente, vedremo», racconta Corrado Baglieri, lo zingaro del calcio che il primo trasferimento, da Pachino a Roma, l’ha vissuto a 14 anni quando, dopo aver superato un provino, si è stabilito a Trigoria. «Restare al mio paese significava a quei tempi o fare il pescatore o l’agricoltore», assicura Baglieri. Dopo essersi messo in evidenza con la Berretti giallorossa, nel 1984 ha vinto con la Roma lo scudetto Primavera. Nella finale contro il Milan era marcato da Billy Costacurta, a cui fece gol. «Grande squadra quella, allenata da Romeo Benetti e piena di giocatori che hanno avuto carriere calcistiche d’alto livello. Penso al principe Giannini, a Di Livio, Gregori, Di Mauro, Baldieri, Tovalieri e Desideri, giusto per fare alcuni nomi». In prima squadra – era la Roma di Falcao e Pruzzo - toccata e fuga. «Liedholm mi schierò in Coppa Italia contro la Reggiana. Entrai al posto di Ciccio Graziani e al primo pallone toccato piazzai un tunnel al mio marcatore, Apolloni, poi passato al Parma». Da Roma alla serie C dalla quale non è più riemerso, malgrado le occasioni non siano mancate. Una carriera spesa sui campi della terza serie: Francavilla, Nocerina, poi ancora Francavilla, Carrarese, Chieti, Ravenna (scambio con Sgherri), Potenza, di nuovo Chieti, Teramo, Melfi e Benevento nel 1998 in quella che è stata l’ultima stagione da professionista di una carriera chiusa, poi, sui campi dei dilettanti abruzzesi. Tra i rimpianti anche la stagione 89/90 a Chieti dove ha segnato 14 reti. «Purtroppo la promozione in C1 quell’anno ci sfuggì nello spareggio contro la Ternana, a Cesena, nel 1989, davanti a migliaia di tifosi teatini», ricorda ancora oggi. Lo spirito resta sempre positivo, quello che lo ha caratterizzato nel mondo del calcio.
Buon sangue. In Abruzzo ha giocato anche il fratello Cristian, oggi stabilitosi nel Mantovano. Tre anni a Castel di Sangro, tra serie B e C alla fine degli anni Novanta. All’orizzonte potrebbe esserci un altro Baglieri nel calcio, Niccolò, il figlio di Cristian che gioca nelle giovanili del Chievo. «Arriverà in alto, è un fenomeno per essere un 2010», garantisce zio Corrado.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

