Balzano e la A 8 anni dopo: che promozione nel 2012

20 Maggio 2020

«Entrammo in campo ridendo, pieni di energia positiva per vincere»

PESCARA. Otto anni fa l’apoteosi. Il 20 maggio 2012 il Pescara batte la Samp a Marassi e conquista la promozione in serie A. Antonio Balzano ricorda la celebre cavalcata della squadra di Zdenek Zeman che ha ricevuto elogi da tutta Europa per il gioco spettacolare (anche da Pep Guardiola) e ha lasciato un ricordo indelebile nei cuori dei tifosi biancazzurri. Di quella corazzata dei tre tenori, Verratti, Insigne e Immobile, oltre al terzino di Bitonto sono ancora oggi alle dipendenze del Delfino l’attaccante Maniero e, nelle vesti di ds, Bocchetti.
Balzano, sono trascorsi otto anni da quella giornata fantastica.
«Un pomeriggio indimenticabile. È stato il giusto epilogo di un’annata in cui abbiamo gioito, pianto, lottato e sofferto, un susseguirsi di emozioni indescrivibili che mi accompagneranno per tutta la vita».
Che ricordi ha delle ore precedenti alla gara?
«Al mattino una passeggiata per distrarci, poi riunione tecnica e la tensione iniziava a farsi sentire. Ma si trattava di energia positiva, ormai la squadra ragionava con una sola testa. Eravamo disposti a morire l’uno per l’altro e chi stava in panchina spesso si rivelava più prezioso dei titolari. Avevamo solo voglia di prenderci la A».
Nessuno era preoccupato?
«No, ricordo che siamo entrati in campo ridendo, non so per quale motivo, di certo Maniero aveva fatto qualche battuta delle sue. Era bravissimo a sdrammatizzare, per non parlare di Zeman, sempre abile a caricarci con la sua ironia. Abbiamo disputato una grande prestazione e battuto (3-1, doppietta di Caprari e gol di Immobile, ndc) un’ottima squadra».
Che cosa ha pensato al triplice fischio?
«Si era avverato il mio sogno, nella stagione precedente giocavo in C. Pochi minuti prima della fine del match sono scoppiato a piangere, in tribuna c’erano mio padre, mio fratello, mio cognato e alcuni amici e li cercavo con lo sguardo».
In serata il ritorno a Pescara e il bagno di folla all’Adriatico.
«All’aeroporto c’era tanta gente, ma il clou allo stadio con migliaia di tifosi in delirio. Poi siamo andati al ristorante da Franco, al porto turistico, fino a tarda notte. Ricordo di essere tornato a casa all’alba a piedi, avrò percorso cinque chilometri insieme agli amici Francesco, Leo ed Emanuele, avevo ancora tanta adrenalina addosso».
La gara chiave?
«Il 6-0 al Padova. Venivamo da un periodo negativo e alla vigilia del match Zeman ci aveva spronato con la famosa frase: ‘È sparita Zemanlandia? Mo ce lo faccio vedere io’. Da allora le abbiamo vinte tutte. Un’annata intensa, ricca di gioie, ma anche di dolori con le morti di Morosini, Mancini e Domenico Rigante».
A Mancini la dedica del boemo per la promozione.
«Non posso mai dimenticare le lacrime di Zeman al ristorante, quando fissava il posto dove Franco si sedeva abitualmente. Abbiamo perso un amico gentile, simpatico e disponibile. Ricordo che scommetteva sempre con Insigne: se Lorenzo non segnava doveva pagargli il caffè, altrimenti toccava a Franco...».
Atmosfera scherzosa, ma chi era bersagliato da Zeman?
«Io ho incassato parecchie critiche, mi diceva: “Antonio, sbagli tutto”! Però la sua vittima preferita era Immobile che non veniva risparmiato nemmeno se segnava una tripletta. ‘Ciro, tu mi rovini la squadra, non me la fai giocare come dico io’, le frasi ricorrenti che mandavano Immobile su tutte le furie».
Ha cancellato le fatiche del duro ritiro?
«No, qualche volta capitava di non riuscire nemmeno a camminare. Personalmente, mi giocavo una carta importante per la mia carriera: Zeman in panchina, una grande piazza come Pescara e le ambizione della società. A fine allenamento mi fermavo ad esercitare il piede sinistro, Zeman mi schierava sulla corsia mancina, lo avete dimenticato? Poi quante risate durante il controllo quotidiano del peso. Lui fumava nella stanza mentre fissava la bilancia, bastavano 300 grammi in più per essere redarguiti. Io, Immobile, Maniero e Insigne utilizzavamo sempre lo stesso alibi: ‘mister, siamo andati a cena da Bocchetti e sua moglie cucina benissimo’. Così il boemo se la prendeva con lui che sapeva come uscirne…».
Se Zeman fosse rimasto, il Pescara si sarebbe salvato in A?
«Avremmo disputato un buon torneo, ne sono certo».
Giovanni Tontodonati
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