Balzano: «Siamo forti, ma paghiamo l’inesperienza»

2 Novembre 2017

Il difensore: a breve riusciremo a fare quello che chiede Zeman, ne sono certo

PESCARA. Ormai è un pescarese acquisito. Cinque anni fa è stato uno dei protagonisti della promozione in A con Zeman e dal 2014 si è stabilito in riva all’Adriatico, nonostante abbia lasciato il Delfino per trasferirsi al Cagliari. Antonio Balzano si è portato dietro tutta la famiglia. Mamma Anna, papà Nicola, il fratello Vincenzo che gioca in D col San Nicolò e la sorella Magda, sposata con Andrea D’Agostino, ex calciatore e suo migliore amico conosciuto quando militavano insieme nel Rieti. Diplomato in ragioneria, padre di Alessandra, una splendida bambina di cinque anni nata da una precedente relazione, dal 2014 Antonio è impegnato con Marianna, una ragazza sarda della provincia di Nuovo che sta per diventare avvocato.
Ne ha fatta di strada il ragazzo di Bitonto che ha iniziato a tirare i primi calci nell’Olimpic Center, poi nel Palese e all’età di 11 anni nelle giovanili del Bari. Merito del tecnico Matteucci, ex giocatore di Bari e Bologna, che lo aveva preso in simpatia e lo portava agli allenamenti. «I miei non potevano accompagnarmi, se oggi sono qui è merito suo».
Dopo cinque anni ha ritrovato nel boemo la stessa voglia di insegnare calcio ai giovani, ma con una differenza sostanziale rispetto al passato. Ora il boemo parla e urla molto di più!
Balzano, come si spiega il rendimento altalenante del Pescara?
«In B c’è tanto equilibrio. Noi abbiamo dei valori importanti, ma abbiamo bisogno di tempo per tirarli fuori. Dobbiamo sistemare alcune cose, però la classifica non è bruttissima».
Obiettivo minimo play off. È d’accordo?
«Non serve parlare di obiettivi. Ora bisogna pensare soltanto a riproporre durante le gare quello che proviamo e cercare di giocare come vuole Zeman. Quando ci riusciremo tutto sarà più semplice. Qualcosa si è visto, ma non basta».
Perché il Pescara non è ancora zemaniano?
«Per me stiamo pagando l’inesperienza. Ci sono molti giovani che stanno disputando per la prima volta un campionato vero e servirà ancora un po’ di tempo. Il nostro punto di forza è la rosa ampia e in un torneo così lungo sarà un aspetto determinante. Proviamo gli schemi a ripetizione, prima o poi i risultati si vedranno».
Lei ha giocato solo a Carpi. Perché?
«Per me conta la squadra. Ho tanta voglia di giocare e aspetto serenamente il mio turno».
Zeman è cambiato rispetto a cinque anni fa?
«Ora parla e urla molto di più, forse perché non riusciamo a capirlo. Spiega a tutti cosa bisogna fare come fa un maestro con gli alunni. Per il resto ha la stessa voglia di sempre. Nel 2011-12 la squadra ha saputo subito assimilare i suoi schemi, ora serve qualche settimana in più».
Differenze tra il Pescara attuale e quello della promozione?
«Al di là della presenza di grandi giocatori, come Immobile, Verratti e Insigne, allora c’erano sette, otto elementi che avevano giocato insieme nella stagione precedente. Poi si è creata quella magia che ci ha portato ad essere un gruppo splendido, tant’è che ancora oggi ci sentiamo e ci vogliamo bene come se fossimo fratelli».
A proposito di gruppo, per fortuna il caso Pigliacelli è stato risolto. È tutto ok?
«Certo, l’episodio è stato ingigantito. Ci siamo chiariti da uomini, errare è umano, tutti possono sbagliare, ognuno fa ammenda dei propri sbagli e si va avanti senza rancori».
A 31 anni ha iniziato a pensare a cosa farà da “grande”?
«Non so ancora quale ruolo vorrei ricoprire, mi sento di poter dare ancora tanto in campo, però mi piacerebbe restare nel calcio e lavorare per il Pescara. Allenatore? No, per ora lo escludo considerando il mio carattere. Noi calciatori non siamo tanto “normali” e un tecnico deve essere soprattutto uno psicologo. Non è facile mettere d’accordo tutti nello spogliatoio, è un ruolo difficilissimo».
Un passato da latin lover. Ora la vita sentimentale come procede?
«Benissimo, sono fidanzato con una ragazza sarda, si chiama Marianna. Grazie a lei ho trovato la serenità. Se Pescara è la mia casa, la Sardegna è la seconda, perciò me ne sono portato un pezzo (ride, ndr)».
Lei è un appassionato di videogiochi. Sa che potrebbero sbarcare alle Olimpiadi?
«Davvero? Sarebbe bellissimo. Mi piace tanto Call of Duty, mi collego e gioco con alcuni ex compagni del Cagliari, tra i quali Sau, Ceppitelli, Melchiorri e Capuano. È un modo per scaricare le tensioni e sentire gli amici».
Chiudiamo con un messaggio ai tifosi biancazzurri.
«Ora i tifosi sono delusi. Ma sanno che abbiamo bisogno di loro, soprattutto i giovani devono essere supportati. Sono certo che riusciremo a ripagare la fiducia. Ora affronteremo il Palermo e daremo tutto per farli gioire. Paura? Non deve esserci, quella si ha in guerra non quando si gioca a calcio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA