Barbarossa: «Bellarte è lo Zeman del calcio a 5»

13 Novembre 2014

Il patron dell’AcquaeSapone esalta il tecnico dopo la vittoria con la Luparense L’allenatore: «Dedico il trofeo a mio figlio Samuele che sta per nascere»

PESCARA. Hanno fatto baldoria fino a notte fonda. Cori, balli, fiumi di birra e spumante. La Supercoppa si è trasformata in un mega boccale da dove hanno bevuto tutti. Anche lui, la vera mente del successo di Bassano del Grappa, Massimiliano Bellarte. Il giorno dopo la roboante vittoria dell’AcquaeSapone nella tana della Luparense, l’allenatore nerazzurro è ancora provato dalla battaglia del Palabruel. «Sono astemio, ma stavolta i miei giocatori non mi hanno lasciato scampo. Abbiamo festeggiato fino a tarda notte e poi siamo ripartiti in autobus verso casa. I miei erano tutti abbastanza “allegri”. Hanno fatto bere anche me e adesso sto pagando le conseguenze. Ho un mal di testa terribile». Quello di ieri mattina è stato un risveglio traumatico per il tecnico dell’AcquaeSapone, subito cancellato da quel bel trofeo che il club nerazzurro da ieri ha messo in bacheca, dopo la Coppa Italia conquistata lo scorso marzo. «E' stata una partita esaltante e secondo me possiamo puntare ancora più in alto», racconta il 37enne allenatore pugliese. «Ora però pensiamo al campionato. Lo scudetto è alla nostra portata e possiamo vincerlo. Rispetto all'anno scorso il campionato è cambiato e i valori tecnici si sono abbassati».

Gongola il tecnico al quarto anno consecutivo sulla panchina del’AcquaeSapone. «Dedico questo successo a mio figlio che nascerà tra meno di due mesi». L’erede al trono si chiamerà Samuele. «Nascerà già scudettato, visto che la mamma (Nanà ex Lazio) ha vinto il tricolore con in grembo il nostro Samuele». La Supercoppa è in bacheca e i sei gol rifilati alla Luparense la dicono lunga sullo spessore della squadra nerazzurra. «Quando contano le partite, mettiamo sempre quel qualcosa in più, questa finale è la dimostrazione che vivere un sogno ha più potere che vivere una circostanza».

«Se giochiamo come contro la Luparense, e siamo sempre così uniti, possiamo vincere tutto». Il messaggio di Murilo Ferreira, simbolo della scalata dell'AcquaeSapone, è chiaro. Il 25enne di San Paolo è arrivato a Città Sant'Angelo che aveva appena compiuto i 18 anni, con la squadra nerazzurra che lottava per vincere la B e salire in A2.

«Con questa Supercoppa ho vinto tutto quello che c'era da vincere in Italia, ma non sono sazio. Io e tutta la squadra vogliamo ancora continuare ad alzare trofei, per farlo dobbiamo giocare sempre così. A Bassano siamo entrati in campo con più voglia», dice Calderolli eletto migliore in campo della finale da Raisport. «Il merito è di tutti, stiamo facendo un grandissimo lavoro. Abbiamo segnato subito tre gol, poi è stato tutto più facile. Loro si sono sbilanciati e noi abbiamo cercato di pungere con la ripartenze. Non abbiamo mai difeso così bene».

Ha seguito da vicino i suoi ragazzi e alla fine ha alzato la coppa al cielo. «Siamo una società giovane e vogliamo ancora vincere», il patron Enio Barbarossa non sta nella pelle per la vittoria della sua AcquaeSapone. «Abbiamo dominato. Sono felicissimo per la vittoria della Supercoppa. Siamo una squadra forte sotto tutti i punti di vista, abbiamo un preparatore atletico formidabile e un tecnico preparatissimo». Gli elogi sono tutti per il giovane tecnico pugliese. «Bellarte è un grande allenatore. Fa giocare molto bene la squadra e secondo me può essere definito lo Zeman del calcio a 5. Prima la Coppa Italia e poi la Supercoppa, abbiamo vinto due trofei importantissimi. Adesso, però, voglio lo scudetto. Io ci credo e secondo me possiamo puntarci». L’AcquaeSapone è una delle grandi favorite alla vittoria finale, dopo aver sfiorato il tricolore lo scorso anno con gara 5 persa proprio con la Luparense. Quest’anno la società del patron Barbarossa vuole riprovarci, anche se l’inizio di campionato non è stato dei più positivi. «Non sono d'accordo», ribatte il patron. «Non abbiamo fatto così male. E la Luparense ci ha insegnato che per vincere uno scudetto non bisogna per forza arrivare primi in regular season, vedremo...». Barbarossa indica il futuro del calcio a 5 e la linea da seguire per provare a raggiungere risultati e contenere i costi. «Bisogna puntare sui giovani. Il futuro sono i ragazzi e noi puntiamo molto sul vivaio. Non sempre vince chi spende di più. Prendete l'Asti. Una squadra che ha raccolto meno rispetto agli investimenti fatti».

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