Barone (Sky): emozioni e ricordi di una serie B che sa sempre stupire

24 Agosto 2017

Mi ricordo Diego Milito e quando lo vedemmo giocare con il Genoa pensammo tutti che cavolo ci facesse quell’alieno in serie B. Eppure quell’anno, 2004/05, fece un gol in meno (21) di Jonatha Spinesi,...

Mi ricordo Diego Milito e quando lo vedemmo giocare con il Genoa pensammo tutti che cavolo ci facesse quell’alieno in serie B. Eppure quell’anno, 2004/05, fece un gol in meno (21) di Jonatha Spinesi, presto sfumato chissà dove e invece El Principe sarebbe andato a prendersi il Triplete. Mi ricordo Buffon e Del Piero (e pure Camoranesi) a giugno campioni del mondo e due mesi dopo giocarsela a Rimini e poi a Crotone, a La Spezia e con l’Albinoleffe. Come gli Harlem Globetrotters: ogni partita uno show, ogni partita il delirio. Una pena da scontare, una meteora di passaggio, una B (con Napoli e Genoa) che, per una volta, non fu la B. Mi ricordo Antonio Conte inzuppato di spumante, festeggiare la promozione del Bari… dentro un albergo alla periferia di Piacenza: volato in A senza giocare. Quella sera la Triestina aveva battuto il Livorno e il vantaggio dei biancorossi sui toscani era diventato già sufficiente per rendere una specie di allenamento la partita in Emilia (dove poi finì 2-2). A Bari, erano pure i giorni della festa di San Nicola, in centomila attesero la squadra. E fu stordimento assoluto. Mi ricordo Piermario Morosini. E quella sua caduta sull’erba dell’Adriatico. E il pianto dei compagni che capirono subito. E Verratti che spingeva la barella. E le mani tra i capelli del ragazzi della Curva Nord. Ragazzi come lui. Lui che se n’é andato e che non se n’é andato mai. Mi ricordo, quell’anno, dalla vittoria di Padova in poi, giocare il Pescara come mai avevo visto fare da nessun altro. Meravigliosamente. Due mesi a lustrarci gli occhi e poi ad asciugarli, pioggia e lacrime insieme, il 20 maggio a Genova. Mi ricordo la prima volta del Sassuolo. Aveva dominato quel campionato e la promozione sembrava li, ad un centimetro. Ma, chissà la paura di non farcela o chissà la presunzione di avercela già fatta, alla fine ogni centimetro pareva fosse diventato un chilometro. Partita dopo partita, ogni volta un rinvio. Fino al 96’ della gara contro il Livorno, l’ultimo attimo a disposizione, il gol liberatorio di Missiroli e Di Francesco che si arrampica quasi in tribuna. Mi ricordo di un altro Bari, quello che divenne La Bari. Le casse vuote, senza più un euro, il fallimento, il baratro. E invece no. Invece lo stadio che si riempiva: 60mila videro una semifinale play off contro il Latina (che poi avrebbe a sua volta perso la finale contro il Cesena). Una società senza futuro e una città con il batticuore. Mi ricordo la notte di Trapani e l’abbraccio alla fine che mi regalò Lapadula. Quanti saranno stati? Dieci secondi? Trenta? Forse di più. Forse era un grazie, reciproco. Lui aveva vissuto e io semplicemente raccontato “la stagione della sua vita”. 30 gol, quello in rovesciata al Cesena, tutti gli altri ripassati dentro quell’abbraccio. Come in un film che scorre veloce. Mi ricordo Benevento, settanta giorni fa. Un’altra prima volta. E, alla fine, la corsa del suo presidente, Vigorito, da un lato all’altro del campo, fregandosene del cerimoniale che lo reclamava sul palco della premiazione: ce l’aveva dentro, quella corsa, la doveva al papà è il fratello che non ci sono più. E mi ricordo tutte le volte che ho urlato “É serie A!” Con la voce che un po' si incrina perché ti senti parte di una gioia e di una festa che è tutta intorno a te. Perché la serie B, per me, è una grande emozione che non passa mai. E che sta per ricominciare.
*giornalista SkySport