BARONI COME ANGELILLO, MA LA SQUADRA DOV'È?
di ANTONIO DE LEONARDIS Penso al Pescara di Baroni e mi torna in mente il Pescara di Angelillo. Una storia biancazzurra di 36 anni fa, serie B, stagione 78-79. Quella squadra, che aveva perso in...
di ANTONIO DE LEONARDIS
Penso al Pescara di Baroni e mi torna in mente il Pescara di Angelillo. Una storia biancazzurra di 36 anni fa, serie B, stagione 78-79. Quella squadra, che aveva perso in fretta la sua prima serie A con Cadè nonostante giocasse un gran calcio, si presentò al via con giustificate ambizioni ma andò avanti per mesi in continua altalena, rischiando di compromettere un campionato che sembrava in grado di poter stravincere.
Valentin Angelillo, quello dei 33 gol in 33 partite con la maglia dell'Inter (è ancora oggi un record per la serie A), si infiammava per un niente, era l'esatto contrario di Baroni ma, come accade oggi al tecnico toscano, non riuscì mai ad entrare nel cuore dei tifosi pescaresi.
La prima contestazione se la beccò a fine estate dopo uno zero a zero all'Adriatico in una gara di Coppa Italia con l'Udinese di Giacomini che poi avrebbe dominato il campionato. Fece 11 punti in 6 partite (5 vittorie di cui due consecutive in trasferta e un pareggio esterno) ma nemmeno questo gli servì per trovare un feeling con l'ambiente.
Una sofferenza continua, bastava spesso una sostituzione non condivisa per scatenare le ire della tifoseria, l'altalena di risultati, con impennate improvvise e cadute impreviste, faceva il resto. Si arrivò così, tra illusioni e scetticismo, alla fase cruciale della stagione, la sconfitta di San Benedetto, firmata da tale Corvasce ma anche dall'arbitro che annullò uno splendido gol in rovesciata di Zucchini, sembrava l'ultimo atto di una stagione fatta solo di rimpianti. Mancavano due giornate alla fine, il Pescara era a due punti dal Monza, atteso da impegni tutt'altro che insidiosi, impensabile la rimonta anche per i più inguaribili ottimisti. E invece le ultime due vittorie portarono i biancoazzurri all'aggancio al terzo posto e al nuovo spareggio di Bologna (tra l'altro con Angelillo squalificato) che sancì il ritorno in serie A.
Non c'entravano né il modulo né le scelte giuste o sballate del tecnico, quel finale lo scrissero la squadra, la forza e la compattezza del gruppo, il carattere, la mentalità e lo spessore dei giocatori, proprio lo qualità che son mancate negli ultimi 7 giorni ad Avellino e col Perugia. Assurdo come è maturato il rovescio in Irpinia, fuori da ogni logica la rimonta subita con gli umbri, sul 2 a 0 e con l'uomo in più. E allora, c'è un solo modo per arrivare al lieto fino, anche al di là di quello che possa dire la logica: quello di sudarselo in mezzo al campo dal primo all'ultimo minuto, senza alibi né riserve mentali. È questa l'unica risposta che devono dare i biancazzurri ai loro tifosi, giustamente delusi.
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