Baroni si tiene il Pescara: non penso alle dimissioni

L’allenatore: «La squadra si rialzerà. Se così non fosse mi farei subito da parte» Il ritiro per provare a ripartire: questa partita ha messo a nudo le nostre fragilità
PESCARA. «Credo fermamente che questo gruppo sarà capace di rialzare la testa, venire fuori da questa situazione. Se così non fosse, non perderei un minuto e andrei via». Marco Baroni non ci sta. Non accetta neanche per ipotesi di parlare di una squadra fuori controllo, addirittura “ammutinata” in qualche elemento. A tratti inguardabile non solo per insipienza tecnica ma soprattutto per pallore agonistico, indolenza e apatia fisica. Arriva quasi a negare l'evidenza a fine partita il tecnico biancazzurro, ammette che «lo spettacolo è stato imbarazzante, c'è solo da chiedere scusa al pubblico», ma di alzare bandiera bianca, passare la mano non se ne parla neanche. «Andremo insieme in albergo, parleremo tra noi, voglio che ci sia una totale e profonda presa di coscienza della situazione, sconfitte di questo tipo, sconfitte in generale non devono scivolare addosso», aggiunge col tono di chi sa di avere comunque lui per primo qualcosa sulla coscienza ma sfumando subito il tono dell'autocritica in una “generosa” difesa del gruppo, che in realtà non ha dato l'impressione di dare l'anima per il suo tecnico. «No, ripeto, questa partita ha messo a nudo le nostre fragilità, anche mentali. Dopo il gol siamo crollati. Ma fino ad allora agli avversari non avevamo concesso nulla. Dopo, un'imbucata, un espulsione e un rimpallo e la storia è cambiata». Infatti. Ma si è vista una squadra senza personalità né rabbia agonistica. Non sono considerazioni che potrebbero giustificare un suo passo indietro? «Le dimissioni? Le darei subito se avessi la percezione di non essere più seguito dal gruppo ma non è il caso nostro, né ho appena parlato anche col presidente». Non ha neppure la sensazione di aver investito troppa fiducia in qualche elemento? «Questo può essere, a questo punto qualcosa deve essere cambiato», replica quasi aspettasse solo l'opportunità per annunciare possibili mini-rivoluzioni, tecniche e/o tattiche. Ovviamente non fa nomi, anzi si preoccupa di assolvere Fiorillo da velate accuse di “distrazioni” in occasione di un paio di gol. Nel buio totale, Baroni trova pure la lucina da seguire per trovare l'uscita dalla crisi infinita. Una lucina che ha un nome: Memushaj. «Vogliamo e possiamo uscire da questa situazione e c'è anche un uomo che può essere emblema è Memushuaj, rientrava dopo 5 mesi e mezzo da un infortunio grave ma ha mostrato un piglio e una continuità incredibili».
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