Basket A2 maschile

Basket, il Roseto sprofonda e i tifosi si scatenano

2 Febbraio 2026

I biancazzurri cedono in casa anche all’Urania e i sostenitori arrabbiati aprono un estintore: polvere in campo. (Nella foto di Giampiero Marcocci, il pivot Jalen Cannon nel centrocampo invaso dalla polvere dell’estintore attivato dai tifosi)

ROSETO. Doveva essere la partita della vita, da vincere a tutti i costi, e invece anche ieri sera è arrivata una sconfitta per Roseto contro una Milano che senza strafare si è presa i due punti. Roseto, aspettando Godot, rimane ferma in un tempo sospeso, aggrappata a una speranza che dà senso all’attesa ma che, puntualmente, non arriva mai, imprigionata in un’attesa che consola e logora allo stesso tempo. Questa squadra e tutto l’ambiente rosetano sembrano vivere esattamente lì: spalle al muro, con la salvezza a scivolare via. Questo match doveva essere Godot, la partita in cui tutto cambia e l’attesa viene ripagata. E invece no, ancora una volta, Godot non si è presentato. Eppure alla palla a due Roseto partiva concentrata, anche se dalla curva nord partiva subito la contestazione a Cinciarini, che fischiatissimo sbaglierà tutti i tiri fino al 26’. I due allenatori muovono le loro pedine con il lungo Cannon a curare Gentile e Cavallero su Robinson: Milano ha maggiore stazza fisica, ma Roseto usa bene la trazione americana, almeno fino al 15’ quando l’ex Lupusor confeziona 7 punti di fila preludio di un mini break di 0-6 che insieme a un’altra bomba di Lupusor vale il 32-43 di metà gara. Quando si riparte Roseto perde Donadoni per un colpo al fianco e si vedono le prime crepe, mentre una Milano tutt’altro che irresistibile arriva al +15 del 14’ (35-50). Cinciarini segna il suo unico canestro in una giornata terribile e allora ci si aggrappa a un Laquintana da 12 punti in 10 minuti, ma poi è Gentile con la sua tecnica a segnare un paio di canestri pregevoli per il +18 Milano del 29’ prima che Taylour si becchi un tecnico. Ultimi 10 minuti da tregenda con la gara come un brutto allenamento e la curva nord che prima toglie le bandiere e a 3 minuti dalla fine apre un estintore che cede la sua polvere nel pitturato. Si ferma tutto, lo staff del Roseto si prodiga a pulire, e gli arbitri con buon senso portano a termine la partita mentre dalla curva arriva il coro beffardo «Torneremo in serie B». Fischio finale, Roseto resta in campo provando a ricordarsi perché è lì, forse ripetendosi che domani sarà diverso. Ma intanto il tempo passa, la classifica non aspetta e la salvezza non ha pazienza. Resta una sconfitta che pesa più delle altre perché rompe l’illusione che basti resistere, aspettare la prossima e confidare che qualcosa accada: forse continuare ad aspettare è più facile che scegliere. Roseto ora è davanti al solito bivio: continuare ad aspettare Godot o smettere di cercare un segnale esterno e assumersi il peso di cambiare le cose. Perché nel basket, a differenza di Beckett, il finale non è scritto. Ma solo se si smette di aspettare.

                         ROSETO-MILANO 62-76
ROSETO: Gaeta ne, Cannon 16, Laquintana 17, Petrovic 3, Donadoni 2, Robinson 13, Landi 5, Del Chiaro 4, Timperi ne, Di Gregorio ne, Cinciarini 2. Allenatore: Finelli.

URANIA MILANO: Taylor 11, Gentile 15, Amato 6, Lupusor 13, Rashed ne, D’Almeyda 6, Morse 15, Cavallero 5, Morgillo ne, Sabatini 5. Allenatore: Cardani.

Arbitri: Caforio, Cappello e Roiaz.
Note: spettatori circa 1.600. Progressivi 18-16, 32-43, 51-64, 62-76 Roseto: tiri da 2 19/44 (43%); tiri da 3 6/26 (23%); tiri liberi 6/12 (50%) Milano: tiri da 2 21/38 (55%); tiri da 3 6/20 (30%); tiri liberi 16/18 (89%).