Bellini, garra e muscoli: «Il Pescara andrà in A»

30 Marzo 2019

«Siamo forti, sento che alla fine riusciremo a conquistare la promozione»

PESCARA. L’urlo di Santiago Bellini. Origini italianissime, i bisnonni erano di Savona, il nuovo biancazzurro, scovato da Roberto Druda e arrivato a gennaio in prestito dal Wanderers Montevideo, sogna di affermarsi nel Vecchio Continente. «Da noi tutti vogliono giocare in Europa», dice l’attaccante che ieri è stato ospite di una diretta Facebook al Centro (disponibile su www.il centro.it) insieme al vice presidente del Delfino Gabriele Bankowski.
L’Uruguay, poco meno di tre milioni e mezzo di abitanti, due Mondiali di calcio, 15 coppe America e un numero incredibile di talenti sfornati nel corso degli anni. Nella attuale Selección c’è anche Lucas Torreira, l’ex pescarese ora all’Arsenal, in passato compagno di squadra di Santiago. «Prima che arrivassi mi ha chiamato dicendomi: “A Pescara starai divinamente”». In Sudamerica sono rimasti il padre di Santiago, commerciante di vini, la madre, che lavora in uno studio di commercialisti, il fratello, la sorella e la fidanzata, Belèn, che deve terminare gli studi prima di seguirlo a Pescara.
Domani (ore 21) il Delfino sfiderà il Lecce in trasferta. Servirà un successo per alimentare il sogno della promozione diretta e Bellini è pronto per aiutare la squadra, magari entrando a partita in corso con la stessa grinta mostrata nelle prime due fugaci apparizioni in biancazzurro.
Bellini, che gara si aspetta?
«Sarà un match difficile, il Lecce è forte, ma siamo fiduciosi. Veniamo da due incontri in cui abbiamo raccolto solo un punto, ma abbiamo la possibilità di salire ancora di più in classifica. Sono convinto che la nostra sia un’ottima squadra, in grado di competere con tutte le altre. Sento che alla fine riusciremo a conquistare la promozione in serie A. Servirà anche un pizzico di fortuna, però crediamo molto nelle nostre qualità».
Due spezzoni contro Cittadella e Cosenza. Quando una chance dal primo minuto?
«Spero presto. Tuttavia, posso solo ringraziare Pillon che mi ha dato subito la possibilità di mettermi in mostra. Il problema è che sono arrivato in condizioni fisiche abbastanza precarie, avevo quattro-cinque chili in più rispetto al peso-forma. Mi hanno chiamato quando ero in vacanza da tre settimane, dal momento che il campionato in Uruguay era fermo. Non mi aspettavo di dover venire subito in Italia e, lo ammetto, in quei giorni avevo un po’ esagerato con l’asado e le patate (ride, ndr). Qui adoro la pasta al pomodoro, ma non posso esagerare. Ora mi sento in forma e sono pronto per aiutare i miei compagni che mi hanno accolto con affetto».
Tra questi i connazionali Brugman ed Elizalde.
«Sì, non conoscevo Gaston perché è venuto in Italia da ragazzino. Abbiamo un bel rapporto e lui è un calciatore fortissimo. Con Elizalde, invece, condivido un appartamento a Pescara colli e andiamo molto d’accordo. Poi c’è l’argentino Campagnaro che in allenamento mi suggerisce i movimenti corretti. Hugo è un giocatore straordinario e una persona splendida».
Lei, però, è un uruguaiano atipico.
«Sì, se si riferisce al consumo del mate (bevanda a base di erbe molto diffusa in Uruguay, ndr). Può sembrare strano, ma a me non piace e non lo bevo».
Singolare anche il suo soprannome di Santiago, El Chiquito, “il piccolo”.
«Me lo ha dato un compagno al Wanderers quando sono passato dalle giovanili in prima squadra. Ero il più piccolo di età, non di statura, e mi chiamavano El Chiquito, ovviamente con un pizzico di ironia visto che sono alto 196 centimetri».
Il piccolo Uruguay è pieno di talenti. Come è possibile?
«Merito della famosa garra charrua. Gli uruguaiani incarnano questo spirito combattivo che viene dal passato ed è caratterizzato da rabbia, impegno, grinta e sacrificio. Da noi si gioca ancora per ore e ore in strada e il calcio è una parte fondamentale della nostra cultura».
©RIPRODUZIONE RISERVATA