Bellè e il caos Lanciano: fatto un vero miracolo

LANCIANO. «Un miracolo calcistico». Così l'allenatore Stefano Bellè definisce il sesto posto ottenuto in Eccellenza con il suo Lanciano in una stagione tribolata e da film dell’orrore con regista il...
LANCIANO. «Un miracolo calcistico». Così l'allenatore Stefano Bellè definisce il sesto posto ottenuto in Eccellenza con il suo Lanciano in una stagione tribolata e da film dell’orrore con regista il presidente italoamericano Max Pincione. Giocatori senza rimborsi, affitti delle case non pagati, un campionato intero senza materiale tecnico, una squadra ridotta all’osso che all’ultima giornata contro il Montesilvano si è presentata in 13 e ha dovuto schierare un portiere come giocatore di movimento. In una sola parola: un’odissea. «Le difficoltà che abbiamo avuto non si possono nemmeno immaginare per chi non le ha vissute quotidianamente e in prima persona», dice il tecnico rossonero. «Abbiamo avuto grossi problemi a livello organizzativo perché la società è stata assente. Per tutta la stagione ci siamo allenati con cinque palloni, di cui tre bucati, senza cinesini e senza materiale tecnico. Per quello che abbiamo passato, salvare il Lanciano per me è stato come vincere il campionato». A salvarsi solo il gruppo, forgiato dallo stesso Bellè che a gennaio era stato esonerato nonostante risultati più che soddisfacenti. «Mi hanno mandato via per divergenze tecnico-tattiche», spiega il tecnico richiamato poi per le ultime partite quando, però, l’obiettivo play off era ormai impossibile da centrare. «Secondo la società avrei dovuto fare il 2-4-4 e schierare il portiere Elezaj come giocatore di movimento. Mi accusavano anche di far allenare poco e male la squadra. Eppure facevo sette allenamenti a settimana. Sono tornato solo per i ragazzi perché sono molto legato a loro. Abbiamo fatto un miracolo e, se a dicembre avessero rinforzato la squadra, avremmo lottato per i primi posti. Il futuro? Mi dispiace per la situazione che sta vivendo Lanciano, spero arrivi una società solida», conclude Bellè. «Io resto in attesa di chiamate e di progetti seri». (g.g.)

