Boni, palla a spicchi e arrosticini: «Roseto nel cuore, è casa mia»

17 Luglio 2019

L’ex ala rosetana e del Teramo: «Ogni estate passo dei momenti bellissimi nella vostra regione A 56 anni gioco ancora. Il basket abruzzese? Seguo molto gli Sharks e mi dispiace per Pescara»

ROSETO. Davvero tanti i talenti del nostro basket visti all'opera al “Quam Star Game”, la gara delle stelle organizzata all'interno della Roseto Cup, manifestazione che per diversi giorni ha animato le spiagge rosetane.
Tribune piene e gente in piedi ovunque per vedere giocare insieme il meglio del basket abruzzese ed alcune indimenticate vecchie glorie. A prendersi il titolo di miglior giocatore, naturalmente Mario Boni: l’uomo che non vuole perdere mai, che gioca ancora a 56 anni, l’unico ad aver superato la soglia incredibile dei 20 mila punti segnati, che in Abruzzo ha indossato le canotte di Roseto (dal 2000 al 2002) e Teramo (dal 2002 al 2004)
Mario Boni, ritornare ogni estate a Roseto è il segno tangibile di un legame indissolubile?
«Continuo a passare tante giornate fantastiche in compagnia degli amici. Il problema è che poi esagero, soprattutto con gli arrosticini: ci vorrebbero più insalate!».
Stavolta il ritorno ha coinciso con la partecipazione alla Roseto Cup.
«Una grande idea mettere insieme gli affetti ed i talenti della pallacanestro abruzzese. E quel terzo quarto giocato insieme ai ragazzi dell'associazione “Oltre” che partecipano ai campionati Special Olympics, è stato davvero il momento migliore della serata. Complimenti agli organizzatori, è stata una festa riuscitissima, che sono sicuro diventerà un appuntamento estivo sempre più importante».
E poi c’erano i vecchietti terribili che non mollano mai, vero?
«Diciamo che con Bonaccorsi, Gaeta, Ferraro, Stama e gli altri ci siamo dati da fare per divertire il pubblico».
Dopo il titolo di Mvp non smetterà mica?
«Macché, penso che andrò a giocare in Promozione col Porcari, vicino Montecatini, insieme a mio figlio Giacomo: ma gliel'ho già detto, va bene passione divertimento, ma a me piace vincere».
Vice presidente in carica dell’Associazione giocatori, la Giba, insieme al Presidente teatino Alessandro Marzoli, ed ex commentatore televisivo con Sky e Premium, gode di un punto di vista privilegiato. Come vede questa serie A dove tornano nomi importanti del basket mondiale?
«Benissimo, ci voleva. Rodriguez, Teodosic coach Messina, rendono tutto più interessante, ma la mia favorita resta l’Armani».
E degli abruzzesi in serie A?
«Mancinelli ci è appena tornato con la Fortitudo e poi c’è Ricci, gran giocatore: la sua firma con la Virtus Bologna la dice lunga sulle sue potenzialità, gli auguro di fare lo stesso percorso del Mancio in Nazionale».
La serie A2 qui ha un sapore agrodolce: per una Roseto che va, c’è Pescara che ha visto crollare i propri sogni.
«Gli Sharks sono stati straordinari, hanno cambiato tanto ma possono ripetersi. L’esclusione dei pescaresi invece è brutta: c’è la possibilità di fare ricorso, tra qualche giorno capiremo cosa succederà».
E poi ci sono quelle di B.
«Chieti per me può fare un campionato di vertice, mentre Giulianova e Teramo vivono momenti meno brillanti, ma ci sono».
Come tanti altri giocatori abruzzesi.
«Marini, Rullo, Timperi, Leonzio, Trapani e tanti altri dicono quanto questa sia una regione importante per il nostro basket. E non scordiamo che la storia della pallacanestro italiana inizia qui a Roseto, col Trofeo Lido delle Rose».
Per uno come lei che tira ancora appoggiandosi al tabellone, com'è guardare le gare di oggi dove si privilegia atletismo e velocità?
«È un basket da Formula 1, sempre più veloce. Per me va anche bene, consiglierei però ai giovani di non abbandonare la parte tecnica, perché far canestro serve, se vuoi vincere».
Marco Rapone
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