Boninsegna eroe per caso in Messico: «Il mio assist nella terra di re Rivera»
«So perché mi ha chiamato, ma non mi chieda dove trovai la forza di superare in progressione Schulz, dopo quasi 2 ore di trans agonistica, vissute a oltre 2 mila metri d'altezza». Roberto Boninsegna...
«So perché mi ha chiamato, ma non mi chieda dove trovai la forza di superare in progressione Schulz, dopo quasi 2 ore di trans agonistica, vissute a oltre 2 mila metri d'altezza». Roberto Boninsegna dopo 111' di gioco, spese le ultime stille di sudore in uno scatto rabbioso, mise al centro il pallone, indirizzandolo, «verso una specie di landa desolata, dove c'era solo Rivera, un campionissimo». «A uno come lui non fu difficile spiazzare Mayer, per il 4-3 finale». Boninsegna, al Mondiale messicano, nemmeno doveva esserci. «Il centravanti era Anastasi che, il giorno della partenza, venne operato. Ricordo che ricevetti una strana telefonata dalla Figc, in cui mi si diceva di preparare la valigia e di presentarmi a Roma, da dove sarei partito per il Messico. Vado a letto e, la mattina dopo, mi sembra d'aver sognato, tant'è che chiedo a mia moglie la conferma di quel colloquio telefonico. Col ct Valcareggi avevo sempre avuto problemi, con lui in panchina per me sarebbe stata dura. Infatti, andai al Mondiale grazie al malore di Anastasi».

