Brocco tra calcio e musica: «Il mio Pineto balla il rock, suonerò alla festa per la C»

Biancazzurri vicini alla promozione grazie al patron che ama la batteria: «Lo sport è spettacolo: a questa squadra dedico un brano degli Stadio»
PINETO. Musica, passione e pallone. «Nella vita non si può descrivere la passione, la si può solo vivere», diceva Enzo Ferrari, il papà della Rossa di Maranello. Silvio Brocco, imprenditore e presidente del Pineto (serie D) capolista del girone F, vive totalmente le sue passioni: la musica e il calcio. Batterista per hobby e sognatore di un calcio diverso, basato sui valori della sportività e del rispetto. Il 72enne imprenditore pinetese sta per realizzare il sogno della promozione del Pineto in Serie C e si racconta al Centro a 360°, tra presente, passato e progetti futuri.
Presidente Brocco, quando nasce la passione per il calcio?
«Quando avevo 13 anni e andavo a giocare al campo Druda a due passi dal mare. Sono stato il portiere del Pineto per diversi anni prima di andare all’università e sono tornato a giocare dopo la laurea con delle squadre amatoriali. Poi sono entrato in società nel 1979-1980 con il ruolo di vicepresidente. Nel 1982-1983 vincemmo lo spareggio col Guardiagrele e salimmo in Interregionale. Siamo stati 12 anni di fila in Interregionale, poi siamo finiti in Promozione e nel 2006-2007 abbiamo riniziato la risalita fino al primo posto in serie D di quest’anno».
Pineto primo in classifica con 9 punti di vantaggio sulla seconda a poche gare dalla fine del campionato. Il sogno Serie C si sta per avverare.
«È un traguardo storico, visto che per la prima volta assaporeremo il professionismo. Il prossimo anno ci sarà molto da imparare».
La città è pronta per questa categoria?
«Certo, noi siamo la squadra del territorio. Questa è una squadra che abbraccia più realtà come Silvi, Atri, Pineto e Roseto. Portare la squadra in C vuol dire avvicinare tanta gente. Questa squadra diventerà la seconda squadra a livello regionale, dopo il Pescara. Voglio condividere questa realtà con l’intero territorio e non solo con Pineto. Da noi ci sono ragazzi nel settore giovanile che arrivano da tutte le parti d’Abruzzo. Abbiamo un rapporto sinergico anche con altre società di Eccellenza e Promozione per creare un vasto bacino dal quale attingere i calciatori del futuro».
Sta allestendo un specie di progetto “Chievo”, che da i dilettanti è arrivato ai vertici del calcio italiano?
«Sì, fino a quando ci sarà il mio entusiasmo si potrebbe definirlo così, ma deve esserci anche un sistema d’impresa. Senza delle imprese che ti sostengono alle spalle certi progetti non possono decollare».
Quest’anno l’arma vincente qual è stata?
«Ridare fiducia a Daniele Amaolo. È un grande allenatore e persona eccezionale. Nel rinnovamento del parco giocatori, poi, abbiamo preso ragazzi con grandi motivazioni pescati dai dilettanti. Poi siamo stati bravi a scovare Moussadja Njambe (attaccante camerunense, ndr) che sta segnando tanti gol»,
A settembre, dopo le prime partite, se lo sarebbe mai aspettato di stravincere il campionato?
«Sapevamo di avere una buona squadra, specie dopo le prime amichevoli estive contro squadre di Serie C che ci hanno fatto i complimenti».
Allo stadio, però, il pubblico non è numeroso. Questa mancanza di tifosi potrebbe rappresentare un piccolo handicap?
«Non credo. Da noi vengono sempre i soliti tifosi che ci seguono con passione da tantissimi anni. Ora, però, c’è qualcuno in più perché a Pineto si fa bel calcio e questa è una cosa molto positiva. Noi non abbiamo gli ultrà e la tifoseria organizzata. Questo aspetto è la caratteristica di Pineto e può rivelarsi l’arma in più. A me piace quando le persone vengono al campo e si divertono, anche senza il “caos” del tifo. Per me lo sport è come uno spettacolo teatrale. Come un concerto, lo spettatore deve divertirsi, applaudire e andare via con il sorriso».
Pineto, quindi, è una piccola oasi felice del calcio italiano?
«Sì, sicuramente, non abbiamo nessuna pressione e abbiamo come ideali quelli di far crescere i giovani e coltivare il percorso educativo dei ragazzi, dopo la scuola e la famiglia».
Domenica c’è la semifinale di Coppa Italia a Lamezia Terme. Puntate a vincere questo trofeo?
«La squadra sta giocando bene e vogliamo andare in finale e vincere. Per noi rappresenterebbe un altro storico traguardo».
Lei è biologo, imprenditore, presidente di una squadra di calcio, ma anche un musicista. Vero?
«Sì, suono la batteria da quando ero bambino. Ho sempre suonato il rock con il mio gruppo storico, Le Ombre. Il nostro complesso si è formato nel ’65, ma per lavoro e impegni universitari si è sciolto nel ’68. Dal 2000 ci siamo riuniti e ancora oggi facciamo diversi concerti, soprattutto durante l’estate. Suoniamo la musica dei New Trolls, Rolling Stones, Beatles, Dik Dik, Nomadi e Camaleonti».
A quale canzone paragonerebbe il Pineto?
«Al brano “Un disperato bisogno d’amore” degli Stadio. Questo è un pezzo che fa vibrare il cuore, come il mio Pineto. Gaetano Curreri, leader degli Stadio, è un mio amico ed è stato anche qui a Pineto e in una serata a Roseto per “Emozioni in Musica”, un festival che insieme ad altre persone organizziamo da anni. Amo la musica e sono amico di diversi artisti che si sono esibiti al nostro festival, come Massimo Ranieri, i Dik Dik e tanti altri».
Quindi, è pronto per suonare alla festa promozione del Pineto?
«Certamente, il mio gruppo Le Ombre ci sarà».
Da dirigente sportivo, ha un sogno del cassetto? Come andare in serie A o giocare in un grande stadio italiano?
«Sì, ma il mio vero obiettivo è quello valorizzare i giovani e farli crescere come sportivi e, soprattutto, come uomini».
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