Bruno: calcio e famiglia Pescara è la mia vita

8 Marzo 2019

«Questa maglia è un sogno, prima di smettere rivoglio la serie A»

Bruno, sabato a Cittadella, poi altre nove gare decisive.
«Siamo pronti. Il Cittadella ci ha battuto all’andata e speriamo di prenderci la rivincita. Loro hanno un’organizzazione invidiabile, ma, come diceva mio nonno Fiore, potrebbe valere la “regola di Chitarrella”: la squadra che vince fuori poi perde in casa. Spero che la profezia si avveri».
Migliore in campo con lo Spezia. Sa che ha sorpreso tutti?
«Non capisco perché non vi aspettavate una buona prova. Sono qui per dare una mano alla squadra e per fortuna mi sono fatto trovare pronto. E abbiamo conquistato tre punti preziosi».
Lei ha vinto la B con Oddo. Più forte il Pescara attuale o quello del 2015-16?
«Non saprei, sono due grandi squadre. Prima, oltre a Lapadula, c’erano i giovani Torreira, Mandragora e Caprari che sono esplosi. Oggi ci sono tanti altri ragazzi che tra qualche anno vedremo in A, ne sono convinto».
Però Pillon si è affidato ai senatori.
«I giovani sanno di cosa c’è bisogno in questa fase e hanno una spensieratezza che potrebbe essere decisiva. L’esperienza ora è utile per gestire alcune situazioni, ma per centrare l’obiettivo servirà l’aiuto di tutti».
Crede alla promozione diretta?
«Certo, dobbiamo alzare l’asticella e andare in campo sempre concentrati. Non possiamo accontentarci dei play off. Siamo lì e vogliamo provarci. E poi, a quasi 36 anni, tornare in A sarebbe un sogno, mi basterebbe fare una “passeggiata”, anche se in A abbiamo fatto fatica. L’avversario più forte? Senza dubbio Salah (ex Roma, ora al Liverpool, ndr). Ha un’accelerazione pazzesca, due marce in più rispetto ai giocatori normali».
A gennaio 2015 l’arrivo a Pescara. Subito un infortunio, l’anno dopo la promozione, poi il ritorno in B, il passaggio al Livorno e le nozze con Michela. Diciamo che non si è annoiato.
«Beh, ci sono stati grandi cambiamenti. A Pescara sto divinamente e da quando ero ragazzo avevo il desiderio di indossare la maglia biancazzurra. La scintilla è scoccata nel 2002-03, io in campo con il Benevento contro il Delfino. Abbiamo perso 3-1 e ho ancora davanti agli occhi l’immagine dei tanti tifosi pescaresi in festa. Ho pensato che sarebbe stato bello giocare con il Pescara. E il desiderio si è avverato. Poi il caso ha voluto che sposassi la figlia di Sebastiani».
Ci racconta il primo incontro con Michela?
«In centro, a via Nicola Fabrizi, era con il padre che me l’ha presentata. È stato lui l’artefice, poi l’ho incontrata di nuovo in giro ed è nata la relazione. All’inizio era una situazione scomoda, ma con il tempo è stato tutto più semplice. Ho capito di aver incontrato la donna giusta e, a quel punto, da uomo del sud, sono andato dal presidente e gli ho chiesto il permesso di sposarla».
Pescara come punto di arrivo di un lungo viaggio.
«La mia carriera è iniziata a Benevento. A 14 anni sono andato al Parma, ma ho resistito per sole due stagioni. Soffrivo la mancanza della famiglia e degli amici, così mio padre mi ha riportato a Benevento. Da lì è iniziato il mio girovagare».
Qualche rimpianto?
«Sì, potevo arrivare prima in serie B, il problema è che ho iniziato a fare una vita da calciatore a 26 anni. Ricordo che quando giocavo nella Pro Vasto trascorrevo quasi ogni sera nei locali di Pescara, li conoscevo tutti e sapevo cosa c’era da fare dal lunedì al venerdì».
Poi la “redenzione” grazie a Gaetano Auteri a Catanzaro.
«Era l’estate del 2009, ma io ero fuori dal progetto. Ricordo le sue parole durante le operazioni di peso, Auteri (ora di nuovo al Catanzaro, ndr): «Che ci fai qui? Sei il pallone? Dovresti cambiare mestiere». Ero in sovrappeso di sette chili e non sapevo cosa rispondere. Gli ho chiesto solo di poter svolgere il ritiro con i compagni in attesa di una nuova sistemazione. Con il passare dei giorni è scattato qualcosa nella mia testa, ho iniziato ad allenarmi con grande impegno e alla fine Auteri ha bloccato la mia partenza. Per me è un secondo padre, lo ringrazierò per sempre».
Su Pillon che ci dice?
«Persona umile e tecnico capace. Sta facendo un gran lavoro, è positivo avere un allenatore così e ce lo teniamo stretto».
Senza calcio cosa avrebbe fatto?
«Avrei continuato gli studi e poi non so. Ho il diploma di perito elettrotecnico, ma giocavo e non ho proseguito. Tempo fa mi sono iscritto al corso di laurea in Economia aziendale. Quando smetterò resterò nel calcio».
Allenatore o dirigente?
«Vorrei allenare, la scrivania non mi piace. Ho bisogno di respirare il profumo dell’erba».
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