Bruno: «Ora fidatevi di me, dispiace per i fischi»

12 Febbraio 2020

Il mediano in redazione: «Vengo contestato perché sono il genero di Sebastiani, prima non era così»

PESCARA. Esperienza al potere. Per Alessandro Bruno il Pescara è “un affare di famiglia”. Dopo la promozione in A conquistata nel 2016, il sogno del mediano biancazzurro è il bis. Classe 1983, centrocampista di sostanza, ha legato con un doppio filo il suo nome al Pescara, visto che è anche il genero del presidente Daniele Sebastiani. Questo legame ha fatto storcere il naso alla piazza e negli ultimi tempi Bruno è finito nel mirino della tifoseria, come ha raccontato al Centro durante una lunga diretta Facebook disponibile anche sul sito internet del giornale.
Bruno, dopo due vittorie, è arrivato il primo stop con l’Entella. Un passo indietro?
«Non è andata bene sia a livello personale e sia a livello di squadra. Purtroppo non abbiamo messo quella determinazione mostrata contro il Pordenone. Servono sempre determinazione e concentrazione. In ogni partita dovrebbe essere così e dobbiamo ripartire venerdì contro il Cittadella».
Cosa è cambiato con Legrottaglie in panchina?
«È arrivato in punta di piedi e la squadra ha subito recepito le sue idee di calcio. Ci vorrà del tempo, ma sono convinto che, se lo seguiamo, possiamo toglierci grandi soddisfazioni. Ha cambiato i metodi degli allenamenti e ha lavorato tanto sulle menti dei calciatori. Davanti ha un futuro importante e mi fa pensare un po’ a Massimo Oddo quando è passato dalla Primavera in prima squadra».
Lei è il genero del presidente Sebastiani. Per questo motivo è finito anche lei nel mirino dei tifosi che l’hanno contestata in diversi modi?
«Penso di sì. È l’unica spiegazione che riesco a darmi. Siccome lui è bersagliato dalla piazza allora lo sono anche io. Quando sono arrivato qui tutti mi volevano bene, invece adesso anche io vengo contestato perché sono il genero del presidente. Per me è una cosa assurda, però sono sempre lo stesso e darò sempre il massimo per il Pescara. Sono tornato l’anno scorso dal Livorno e non mi sono mai nascosto. Il Pescara aveva bisogno di un giocatore con delle caratteristiche precise come le mie e sono tornato senza paura. Penso di essere un portatore di valori sani e cerco sempre di dare il massimo anche per la crescita dei giovani».
Ha un messaggio da mandare alla tifoseria?
«No, però mi piacerebbe essere giudicato per la persona che sono. Il calcio passa e restano gli uomini. Io darò sempre il massimo per il Pescara. Non ho mai speculato su nulla, anzi, a volte ci ho anche rimesso. Posso dire che si devono fidare dell’uomo Bruno».
È vero che i senatori non andavano d’accordo con Zauri?
«Non è vero e mi è dispiaciuto per Zauri. Come mi è dispiaciuto che non mi ha mai preso in considerazione in alcuni frangenti dove forse potevo aiutarlo. Penso alla partita con il Venezia o con la Cremonese. Potevo dare una mano alla squadra e lui poteva fidarsi un po’ più di me».
Questa squadra, dopo l’addio di Machìn, si è indebolita? Cosa pensa della cessione del guineano al Monza?
«Non conosco le dinamiche di mercato e il pensiero del presidente e dei direttori. Faccio il calciatore e dico che Machìn quest’anno l’abbiamo aiutato molto nel suo percorso di crescita, provando a metterlo sui binari giusti. Josè ha fatto bene anche per il grande aiuto che gli ha dato la squadra. Per noi è stata una perdita pesante, ma che avevamo riacquistato con Pucciarelli. Quest’ultimo purtroppo si è infortunato e forse abbiamo qualcosa in meno a livello tecnico».
Obiettivo play off alla portata?
«Se andiamo sempre al massimo possiamo puntarci, ma bisogna sempre andare a tutta birra. Dobbiamo sempre essere aggressivi e dominare il gioco».
A quasi 37 anni è arrivato il momento di smettere con il calcio?
«Forse a Pescara, visto che ho il contratto in scadenza. Sto bene, i dati dicono che il mio fisico regge ancora bene. Non so dove , ma continuerò a giocare. Poi, quando deciderò di appendere le scarpe al chiodo, vorrei allenare».
A breve diventerà papà. Vero?
«Sì, a giugno arriverà una femminuccia».
La scorsa estate è stato immortalato mentre lavorava dietro il bancone dello stabilimento balneare di proprietà della famiglia Sebastiani. Una foto che ha fatto il giro del web. Pronto per una nuova vita da ristoratore?
«Penso che lavorare sia una cosa bella. Il lavoro nobilita l’uomo, quindi non ci vedo nulla di strano. Mi ha fatto sorridere questa foto che circolava sui social. Spero di fare un gol, così potrò esultare mimando il gesto del cameriere che serve ai tavoli (sorride, ndr)».
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