Buffon: «L’arbitro? Sfortunato ma ripeterei quello che ho detto»

PESCARA. La Juve sfida (alle ore 18) la Samp e Allegri invita a riversare in campo la rabbia accumulata al Bernabeu: «Basta con il Real, pensiamo allo scudetto». Ma i riflettori continuano a essere...
PESCARA. La Juve sfida (alle ore 18) la Samp e Allegri invita a riversare in campo la rabbia accumulata al Bernabeu: «Basta con il Real, pensiamo allo scudetto». Ma i riflettori continuano a essere accesi sul j’accuse di Gigi Buffon, espulso dopo il rigore, contro l’arbitro inglese Oliver. Il capitano bianconero ne ha parlato a “Le Iene Show”, ai microfoni dell’inviato Nicola Devitiis: «Io non devo rimediare perché sono un essere umano che mette passione, sentimenti, arrabbiature. Quello che uno esterna sono sentimenti, pensieri forti, per certi aspetti ineducati, ma sono i sentimenti di un uomo che non si trincera dietro a un velo di ipocrisia e butta fuori quello che le viscere gli dicono». Buffon, poi, continua: «Lì per lì tu non puoi chiedere a uno che vive lo sport con una pienezza come lo vivo io di accettare, essere equilibrato, perché alla fine, seppur esternando in maniera eccessiva determinati pensieri, questi avevano una logica, che ridirei, magari con un altro tipo di linguaggio, più civile diciamo. Però rimane che il contenuto di ciò che ho detto e lo riconfermo in pieno». Su Oliver: «Un arbitro con più esperienza non avrebbe fischiato, ergendosi a protagonista. Avrebbe lasciato correre, si sarebbe girato dall’altra parte, e lasciato che le squadre se la giocassero ai supplementari. E lasciare che fosse il campo a parlare». E ancora: «È un ragazzo che farà una gran carriera, è stato sfortunato, troppo giovane per arbitrare una gara importante. Si è trovato in una situazione complessa, ingarbugliata e troppo grande. Non porto rancore, neanche sono arrabbiato, è finito tutto. Potevamo scrivere una pagina di calcio memorabile per la Juve, per l’Italia: la nostra vittoria si sarebbe abbinata a quella della Roma, sarebbe stato qualcosa di incredibile, di pazzesco». E ancora sul rigore: «Quella non è una situazione in cui puoi dire “secondo me, quello è rigore con certezza”. Non dico che non fosse rigore, dico che era una cosa dubbia. E una cosa dubbia in una partita simile, a 20 secondi dalla fine della gara, un arbitro di esperienza secondo me fa un altro tipo di valutazione».
E poi conclude: «Datemi almeno la legittimità di difendere in quel modo esasperato e passionale i miei compagni, quei cinquemila venuti a sostenerci. Io devo difendere i compagni, anche in modo scomposto, perché me lo sento. Era dovuto, a costo di macchiare la mia immagine».

