C’è Italia-Inghilterra, Conte guarda oltre
Il tecnico: «Dimissioni? No, vado avanti». Resta alta la tensione tra Juventus e Federcalcio. In attacco Eder e Pellè
INVIATO A TORINO. Amichevole? Non troppo. Perfida? Già, come Albione, ma non solo. Perché il nemico è dentro di noi, sembra sottolineare l’espressione quasi malinconica che Antonio Conte offre all’opinione pubblica dalla vigilia di Sofia, quella dell’affaire Marchisio. E così la partita di stasera contro l’Inghilterra di Roy Hodgson, una classicissima da storia del calcio allo Juventus Stadium, tempio moderno dei gladiatori del pallone, diventa la partita di Antonio Conte.
Già, il ct azzurro torna a casa sua, ma non in famiglia perché la Vecchia Signora non ha assorbito il burrascoso divorzio estivo e da allora è stato un crescendo di polemiche, prima sottili e poi sempre più velenose. La scelta della Figc di coprire i 32 scudetti esposti allo stadio perché non in linea con le sentenze non ha agevolato la pace però alla vigilia della partita Torino sembra aver accolto con applausi e sorrisi l’ex ammiraglio che non è il figlio della curva ma nemmeno il pericolo pubblico numero uno.
In mattina gli azzurri hanno ricevuto la visita in albergo di Andrea Pirlo che è passato di lì non solo perché nel bar dell’hotel servono il miglior espresso di Torino. Già Torino, la città d’adozione di Conte che dal 1991 è residente sotto la Mole tanto che la sua inflessione pugliese è smussata da sfumature sabaude. È chiaro quindi che per il tecnico la partita di oggi assume significati particolari che escono dalla sfera tecnica per toccare le corde del cuore.
«È stata un’emozione forte varcare il cancello dello Juventus Stadium – ha ammesso Conte – entrare nello spogliatoio e andare sul campo. Emozioni incredibili perché qui ho vissuto tre anni fantastici, straordinari e ho tantissimi ricordi che rimarranno indelebili. Domani più tifosi o gufi? Avremo tanti tifosi dalla nostra parte, gioca la Nazionale, ci sarà unità d’intenti».
Insomma, l’orgoglio Juve che si era scatenato sul web e alimentato anche dalle esternazioni di John Elkann e che sembrava presagire un clima da “tifo-contro” si è stemperato e se non sarà amore sicuramente non sarà odio. E sì che i cattivi pensieri hanno tormentato il sonno di questi giorni a Conte che non fa fatica ad ammetterlo. «Se venerdì ho avuto cattivi pensieri? Me ne sono venuti tanti altri – dice il ct con un esplicito riferimento alle ipotesi dimissioni – sono tante le cose che escono quotidianamente. Qualche volta leggo i giornali, talvolta no. Vado avanti, so che non è facile però prendo comne esempio una frase di Pietro Mennea che ho sentito nella fiction tv: “Per raggiungere grandi sogni, bisogna fare grande fatica”. Mi è piaciuta, è una grande verità».
Non è un Conte arrabbiato, furioso, adrenalinico ma nemmeno così abbattuto come quello della primavera bulgara. Lo “stretching” nervoso ha prodotto i suoi effetti positivi e così il selezionatore azzurro ricalibra i pensieri sul suo lavoto. «Stiamo cercando di lavorare per costruire qualcosa di buono, c’è un ricambio generazionale importante sotto tutti i punti di vista, a livello di calciatori, di esperienza e di tutto. Bisogna avere quel minimo di pazienza senza essere bocciati alla prima occasione. Ho la fortuna di avere un gruppo di ragazzi bravi e questo mi lascia tranquillo».
Senza tatticismi, il ct comunica la formazione anti-Inghilterra, per la riedizione dell’unica partita vinta allo scorso Mondiale brasiliano: Buffon, sfebbrato, torna in porta, Ranocchia prende il posto di Barzagli, Florenzi e Darmian sugli esterni, Parolo, Soriano e Valdifiori in mezzo al campo e Eder e Pellè in attacco. Tutto come previsto o quasi perché era prevedibile una seconda chance per Verratti e invece il ct ha voluto offire le chiavi della manovra al regista empolese.
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