Cabrini a Ortona per beneficenza: «Io legato all’Abruzzo»

L’ex terzino della Juve e della Nazionale domani sera parteciperà a un evento organizzato a favore dell’Agbe
ORTONA. L’Abruzzo non gli è indifferente, visto che la compagna Marta Sannito è originaria di Avezzano. E quindi Antonio Cabrini ha risposto positivamente all’invito di Anima Bianconera, Juventus Official Fan Club, e domani sera sarà a Ortona. L’occasione è un evento benefico: una cena che ha fatto già registrare il tutto esaurito all’hotel Mara. E il bell’Antonio, cremonese di origine, oggi 65enne, sarà l’ospite d’onore dall’alto del titolo di campione del mondo nel 1982 con la Nazionale (73 presenze e 9 gol realizzati con la maglia azzurra, difensore più prolifico della storia degli azzurri) e dei sei scudetti e tutte le più importanti competizioni Uefa per club vinti con la maglia della Juventus. Affrontare Grandi Battaglie E … vincerle! Questo lo slogan dell’evento. Parte dell’incasso della serata sarà devoluto all’associazione Agbe (Associazione genitori bambini emopatici).
Cabrini, che cosa pensa della penalizzazione inflitta alla Juve?
«In questo momento qualsiasi parola può risultare superflua, inadatta e azzardata. Ci sono persone deputate a decidere, non sono io a dover dare un’opinione sulla vicenda».
Lei è dalla parte di Allegri o sta con chi lo critica per la qualità del gioco?
«Io sono sempre dalla parte degli allenatori. E comunque i conti si fanno sempre alla fine. Anche nel calcio».
Come giudica la stagione della Juventus?
«Aspettiamo a dare giudizi. Anche perché non è stata una stagione normale. Diciamo di routine. A livello societario è cambiato tanto. E quindi ogni giudizio deve tenere conto anche di quello che è avvenuto. E comunque quello che oggi sembra brutto basta poco perché possa cambiare. Calma e pazienza».
Lei che cosa fa?
«Ora lavoro con la federazione, gestisco le Legend azzurre e mi occupo di organizzare convention per mental coach».
La Nazionale ha saltato le ultime due fasi finali dei Mondiali e verso Euro 2024 non ha avuto un buon avvio.
«È un problema complesso, sono d’accordo con il ct Mancini quando dice che ci sono pochi italiani che giocano. Spesso sono lì a scaldare la panchina. La verità è che ci sono pochi italiani che giocano e quindi il lavoro di selezione è difficile. C’è poco materiale tecnico. Un bel problema».
I suoi legami con l’Abruzzo?
«La mia compagna di vita (Marta Sannito, ndr) è di Avezzano, quindi sono legato all’Abruzzo. Che è una bella terra. Poco reclamizzata. In pochi conoscono le bellezze naturali e paesaggistiche della vostra regione. Poi, ci vai e scopri posti bellissimi. Andrebbero valorizzati meglio, a mio avviso».
Per anni è stato commissario tecnico dell’Italia femminile. Prima del boom.
«Insieme alla federazione ho cercato di dare impulso al movimento in un momento di espansione mondiale. Ho provato a cambiare la mentalità, a renderla più professionistica in modo tale da crescere e tenere il passo con le potenze mondiali. E anche un po’ di visibilità sfruttando la mia immagine».
Il suo miglior amico nel mondo del calcio?
«Cesare Prandelli, senza alcun dubbio».
Pensa ancora al rigore sbagliato nella finale dei mondiali in Spagna nel 1982?
«Non tanto, ho avuto la fortuna di avere dei compagni di squadra e un allenatore che non mi hanno fatto pesare l’errore. Anzi mi hanno incoraggiato a reagire, tant’è che poi le cose sono andate bene e quell’errore dal dischetto non è più un rimpianto».
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