Calcio dato all’arbitro, a Di Egidio 22 mesi di stop Il presidente: non c’entro

4 Marzo 2016

LANCIANO. Stavolta, alla ribalta delle cronache per quanto accaduto nell’ultimo week-end sui campi abruzzesi, è salita una società di Eccellenza. Si tratta del Martinsicuro, protagonista, in...

LANCIANO. Stavolta, alla ribalta delle cronache per quanto accaduto nell’ultimo week-end sui campi abruzzesi, è salita una società di Eccellenza. Si tratta del Martinsicuro, protagonista, in negativo, del match disputato domenica contro la RC Angolana. Il club teramano è stato infatti stangato pesantemente dal giudice sportivo regionale con 1.000 euro di multa (la più alta mai comminata quest’anno, almeno per quanto riguarda l'Abruzzo) per il comportamento dei propri sostenitori. «I quali», si legge nel rapporto stilato dall’arbitro e di un suo assistente, «oltre a ingiuriare, minacciare e lanciare sputi, per l’intera durata del secondo tempo, all’indirizzo di un assistente arbitrale, a fine gara, attraverso un cancello indebitamente aperto, si avvicinavano alla terna con fare minaccioso, rendendo necessario l’intervento dei carabinieri, per poi colpire con calci e pugni la porta dello spogliatoio in cui la stessa si era rinchiusa». Ma non è tutto, perché a pagare sono stati anche alcuni dirigenti biancazzurri e, in primis, il suo presidente Luigi Di Egidio, inibito fino al 31 dicembre 2017 (un anno e dieci mesi), «perché», stando sempre al referto arbitrale, «dopo essere entrato in tre circostanze (ed altrettante volte respinto) indebitamente all’interno del recinto di gioco per minacciare e offendere il direttore di gara, a fine incontro lo avvicinava di nuovo e dopo averlo offeso e minacciato, lo colpiva con un calcio sul fondo schiena, procurandogli lieve dolore». Sempre per ingiurie e minacce, inoltre, sono stati inibiti fino al 30 aprile prossimo, i dirigenti Roger Marconi e Marco Paolini.

Tornando al presidente Di Egidio, a poche ore dalla pubblicazione, on line, del provvedimento adottato nei suoi confronti, il diretto interessato ha smentito in prima persona la dinamica dei fatti. Affidandosi ad una nota pubblicata sul sito ufficiale del club: «Assolutamente non sono io», spiega nel il comunicato, «l’autore del gesto del calcio al fondo schiena dell’arbitro. Aspetto dunque che chi è stato si assuma le proprie responsabilità. Ne va dell’immagine mia e della società per cui opero. Farò ricorso per tutelarmi: sono presidente da sei anni: vulcanico, a volte irascibile ma mai, e dico mai, mi sono permesso di alzare un dito verso alcuno, per cui sarà mia premura convocare l’autore del gesto in sede. Stavolta sarò intransigente perché non posso pagare fino al 2017 per colpe che non ho. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, e se non verrà fatta chiarezza non escludo l’opportunità di dimettermi».

Stefano De Cristofaro

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