Calcio sporco, Di Nicola: "Sono sereno per tutto"

A Teramo per un processo per una presunta evasione fiscale il direttore sportivo dell'Aquila non mostra preoccupazione per l'inchiesta di Catanzaro da dove, però, arrivano notizie preoccupanti per la presunta combine tra i biancorossi e il Savone
TERAMO. «Sono sereno per tutto». Ercole Di Nicola, direttore sportivo de L’Aquila considerato dalla procura di Catanzaro "l’esperto di frodi sportive" e indagato numero uno dell'inchiesta Dirty Soccer, stringe mani e non mostra preoccupazione sia nelle risposte ai cronisti sia negli atteggiamenti pubblici. A Teramo, insieme all'avvocato Libera D'Amelio per un processo per una presunta evasione fiscale, il presunto "dominus" del calcio scommesse si limita a sorrisi e battute, ribadendo che non ci sono problemi per quel Savona-Teramo che ha consegnato la promozione in B ai biancorossi ma che ora sta diventando un incubo. «Siamo estranei», sostiene ma dalla procura calabrese, sede della direzione distrettuale antimafia che indagando su un boss di ’ndrangheta ha scoperchiato il pentolone del calcioscommesse, sono invece continuate ad arrivare bordate tremende.
Il procuratore capo di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, nella conferenza stampa tenuta per annunciare gli ulteriori arresti dell’operazione “Dirty soccer”, ha parlato così di Savona-Teramo: «Il risultato di 2-0 è quello che risulta dalla combine. Alcuni giocatori hanno opposto resistenza e questo va a loro onore, ma Di Nicola che è il tramite, perché riceve incarico dal presidente del Teramo, trova un’altra via, che è un dirigente del Savona, e questa cosa poi funziona». In realtà Marco Barghigiani – che avrebbe accettato i 30mila euro del Teramo da Ercole Di Nicola – non è un dirigente ma un consulente di mercato del Savona e nell’avviso di garanzia non è chiarito quali giocatori della squadra ligure siano stati comprati.
Tuttavia, l’impressione che deriva da queste dichiarazioni è che gli inquirenti calabresi abbiano in mano delle intercettazioni telefoniche molto circostanziate e, quindi, compromettenti. A rafforzare la sensazione sono le dichiarazioni rilasciate a una tv da Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile di Catanzaro (in procinto di passare a dirigere quella di Palermo per meriti acquisiti sul campo): «Il voluminoso materiale intercettivo ci dice che quella partita è combinata». Insomma, le vere carte dell’accusa non sono ancora sul tavolo – l’avviso di garanzia è un raccontino senza dettagli, un’estrema sintesi dell’ipotesi accusatoria – ma l’accusa ostenta sicurezza.
Se sia un bluff lo scopriremo più avanti. Per ora tanta certezza da parte degli inquirenti non può che far paura al Teramo.

