Cambia il tridente, ma il gol è una chimera

Secondo 0-0 di fila per i biancazzurri che non segnano su azione da 496’ Spazio a Falco, Bunino e Capone, ma la mossa non serve a rompere il digiuno
PESCARA. Manca solo il gol all’Adriatico-Cornacchia, il grande assente nelle sfide di andata e ritorno tra il Pescara e la Cremonese, entrambe terminate sullo 0-0. Niente sorpasso in classifica a spese dei grigiorossi; niente decollo verso la zona play off. Il Pescara è alle prese con il suo cruccio, il gol per l’appunto.
Non segna su azione da 496 minuti. Dalla fine del primo tempo della gara di Foggia, vinta con un gol di Mancuso, il 20 gennaio scorso. E se non fai gol le partite non puoi vincerle. Nel momento cruciale della stagione, quando ci sarebbe bisogno di un’accelerazione per recuperare il terreno perso, il Pescara scopre di aver smarrito la strada che porta alla rete. E una squadra di Zeman che non segna (su azione) fa notizia più di qualunque altra, proprio perché la caratteristica del boemo è quella di produrre un calcio offensivo che si contraddistingue per la prolificità degli attaccanti. Che ora hanno le polveri bagnate. Non serve a niente nemmeno la scelta di cambiare il tridente avanzato. Sul piano della prestazione c’è un oggettivo passo in avanti rispetto a quella di Chiavari. Anche perché la Cremonese è un avversario di ben altro lignaggio rispetto alla Virtus Entella. Non dispiace il Pescara sul piano dell’impegno, crea qualche buona occasione. Ma il pareggio ci sta tutto anche perché la Cremonese vende cara la pelle rendendosi più volte pericolosa dalle parti di Fiorillo.
Terzo 0-0 stagionale, il secondo di fila, una bestemmia per Zemanlandia: il segnale tangibile dei problemi del Pescara. Che questa volta rinuncia al suo bomber principe Stefano Pettinari per favorire l’esordio dall’inizio di Bunino; spazio anche a Falco e al ripescato Capone.
Ma nessuno riesce a inquadrare bene la porta e anche Ujkani la fa franca contro i biancazzurri. Va in bianco il Pescara nel primo dei due impegni casalinghi di fila, quelli che dovrebbero dare una spinta alla formazione di Zeman verso la zona play off, ancora a due lunghezze. Resta la sensazione che sul piano della qualità tecnica ci sia un deficit strutturale, difficilmente colmabile con l’organizzazione di gioco e il ritmo. Qualità che latita negli ultimi trenta metri. Non basta l’apporto di Brugman, questa volta non sempre assecondato nel modo giusto dal giovane Carraro. In un Adriatico-Cornacchia semideserto, davanti ai pochi tifosi infreddoliti, regge bene il pacchetto arretrato. Anche questa una conferma alla luce delle ultime esibizioni. La partita è abbastanza godibile, giocata su buoni ritmi. Il Pescara ci prova fino alla fine, ma più il tempo passa e più aumenta la sensazione di impotenza dei biancazzurri. Nel primo tempo protagonista Castrovilli: dapprima, al 12’, cicca la palla del vantaggio nell’area piccola; poi, al 36’, è bravo Fiorillo a rubargli il pallone tra i piedi in area. A fine prima frazione di gioco l’occasione più ghiotta capita sul sinistro di Capone, ma Ujkani respinge. Nella ripresa ancora agonismo e ribaltamenti di fronte. Mazzotta sfiora la rete al 10’, al 20’ ancora Ujkani nega la gioia del gol a Brugman. L’ultimo brivido lo corre Fiorillo su quella conclusione a botta sicura di Cavion sul quale si “immola” Perrotta per salvare la porta. Il salto di qualità resta una chimera, appuntamento a martedì sera contro il Carpi. Burian permettendo...
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

