Cambia la tappa, vince sempre Pogacar

22 Maggio 2024

Quinto successo della maglia rosa, percorso ridotto (da 206 a 118 km) per il maltempo tra le proteste dei corridori

BOLZANO. Neve, pioggia, polemiche e minacce di sciopero, ma anche imprese e gesti da libro cuore. La 16ª tappa del Giro d'Italia 2024 difficilmente finirà nel dimenticatoio, con l'ennesima vittoria di Tadej Pogacar, che passa il traguardo mostrando il cinque e poi regala la maglia rosa al più giovane della corsa, Giulio Pellizzari, l'ultimo ad arrendersi nella scalata finale al monte Pana.
La corsa rosa prevede ancora tante salite ma sembra tutta in discesa per lo sloveno, che ora ha 7'18” di vantaggio sul primo inseguitore, Dani Martinez, ieri terzo davanti ad altri due italiani, Christian Scaroni e Antonio Tiberi. Il finale appassionante è stato una totale inversione rispetto al teatro dell'assurdo che, complice il maltempo, è andato in scena in mattinata, con i corridori in rivolta e la tappa di fatto dimezzata, da 206 a soli 118 chilometri.
La frazione Livigno-Santa Cristina Val Gardena era già nata sotto cattivi auspici. Una settimana fa, a causa del rischio slavine, il passo dello Stelvio era stato eliminato dal tracciato, con la Cima Coppi spostata al Giogo di Santa Maria, o Umbrail Pass, a quota 2489 metri. Ma anche questo valico non ha potuto vedere il passaggio dei girini, a causa del maltempo e della protesta unanime dei corridori, che hanno obbligato gli organizzatori a cambiare più volte programma.
L'opzione di partire comunque da Livigno e salire sull'Umbrail Pass, dove la corsa sarebbe stata neutralizzata per consentire ai corridori di riscaldarsi e coprirsi per poi proseguire, è stata vanificata da una nuova nevicata. Con una dura lettera firmata da tutti i girini, il sindacato Cpa ha minacciato lo sciopero contro tale ipotesi. Non sono mancati momenti di tensione, con i corridori unanimi nel contestare la scelta di salire in sella. Pogacar non si è esposto, dicendo che «se vogliono posso correre, ma spero che non ci sia un incidente di cui poi ci pentiremo»; altri come Julian Alaphilippe l'ha buttata sul ridere, «faremo i pupazzi di neve», e altri hanno detto di essere pronti «a fare la tappa se gli organizzatori la fanno su una macchina scoperta». Il direttore di gara, Mauro Vegni, ha trovato un accordo per una partenza da Livigno, con cambio di tracciato, ma quando la neve è arrivata anche lì, i corridori invece di montare in sella per una partenza prevista alle 12 sono saliti sulle ammiraglie e hanno lasciato così la località sciistica in auto per raggiungere la nuova linea di partenza, Lasa (Bolzano).
Alle 14,30 e sotto la pioggia, è stato dato finalmente il vero via alla tappa, accorciata a 118 km, con la discesa su Bolzano e poi la salita verso Santa Cristina Val Gardena, monte Pana. La pioggia a tratti battente ha reso duri anche i pochi chilometri da percorrere ma le iniziative non sono mancate, con Pogacar sempre in controllo. Al dunque, Alaphilippe ha cercato un affondo, ma è stato raggiunto e superato da un terzetto formato da Pellizzari, Scaroni e dal francese Ewen Costiou. Poi dal gruppo, sempre più vicino, Pogacar ha cambiato marcia andandoli a prendere uno dopo l'altro, l'ultimo Pellizzari, e non senza un pizzico di rammarico.
Dopo il traguardo, ha voluto omaggiare il marchigiano che gli aveva chiesto gli occhiali per ricordo, donandogli la maglia rosa e abbracciandolo. Oggi è in programma una nuova tappa di montagna, la Selva di Val Gardena-passo del Brocon, con cinque salite su 160 km, compreso il Passo Sella, a 2.244 metri. E il meteo rischia di essere ancora protagonista.
Roberto Di Candio