Campitelli non spiega il ritorno di Di Giuseppe

Il patron: «Meglio concentrarsi sul campo, dobbiamo pensare solo a vincere» Malumore palpabile in parte della tifoseria, si riapre la ferita di Savona
TERAMO. L’annunciato ritorno nell’orbita del Teramo di Marcello Di Giuseppe – che a ben vedere, comunque, non era mai davvero andato via – è destinato a produrre sull’ambiente biancorosso una reazione che forse si potrà valutare domenica allo stadio (in particolare da parte della curva), forse resterà silente. Ma comunque c’è già, a giudicare da quanto si capta in giro. Come si può immaginare, non sono rose e fiori. Per gli sportivi puri, quelli per intenderci che preferiscono stare puliti e ultimi piuttosto che primi imbrogliando, Di Giuseppe – in quanto autore materiale, insieme all’amico Ercole Di Nicola, della maldestra combine di Savona – è il male assoluto: e il suo rientro in società, anche se solo con ruoli organizzativi e non tecnici, appare inaccettabile. La ferita di Savona, che ha già prodotto un distacco tra Campitelli e buona parte della tifoseria, ora non può che riaprirsi.
Il patron, richiesto ieri dal Centro di spiegare e chiarire, ha preferito non parlare. «Ora dobbiamo stare attenti a dire delle cose che possono portarci dei problemi», ha detto Luciano Campitelli, «ora bisogna pensare solo a fare i punti sul campo. A vincere».
Posizione comprensibile, vista non solo l’intoccabile stima e amicizia che Campitelli nutre per Di Giuseppe, ma soprattutto la drammatica situazione di classifica dei biancorossi. Ai quali, però, potrebbero dare una mano i guai degli altri. Da un momento all’altro, infatti, è attesa una robusta penalizzazione in classifica di Maceratese e Ancona, che vivono difficili situazioni societarie e non pagano gli stipendi da mesi. Com’è noto, da qualche anno in Lega Pro non si può più sgarrare come prima: ci sono precise scadenze entro le quali le società devono saldare non solo gli emolumenti, ma anche i versamenti contributivi. Se il Teramo da questo punto di vista è un orologio svizzero, e non rischia neanche un punto di penalità, a Macerata i giocatori hanno reso noto con un comunicato di aver ricevuto gli stipendi fino a ottobre: poi, più nulla. E anche ad Ancona la grana stipendi esiste: ieri, nella nota con cui Giovanni Pagliari ufficializza le proprie dimissioni da allenatore dei dorici, si parla della constatazione, da parte sua, «del fatto che la squadra non abbia più la capacità di concentrarsi solo sull’obiettivo salvezza, ma sia distratta dalla difficile situazione societaria e dalla grana-stipendi».(d.v.)
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