Cannavaro difensore «Italia senza talento? Pochi giovani titolari»

2 Giugno 2016

Il capitano del Mondiale 2006 si schiera dalla parte del Ct «Ora solo il 36% di chi gioca in A è di nazionalità italiana»

Resta in corsa per un incarico federale. Resta soprattutto il capitano della Nazionale campione del mondo nel 2006. Il nome di Fabio Cannavaro, infatti, è indissolubilmente legato ai Mondiali tedeschi di dieci anni fa. «Fu una vera impresa - dice l’ex calciatore nel corso di una intervista televisiva - Eravamo molto forti ma non i più forti, Lippi ci disse dal primo giorno che avremmo potuto vincere il Mondiale». I ricordi che sono diventati storia e la svolta nella carriera: «Dopo la finale - ricorda ancora Cannavaro - è cambiata la vita di tutti noi: da giocatori normali a leggende. Fu un’esperienza fantastica, condivisa con ragazzi straordinari. Eravamo giovani e incoscienti: oggi ci rendiamo conto che fu un’impresa».

E il presente della Nazionale? Cannavaro parla più da dirigente che da ex calciatore: «La Nazionale di oggi ha poco talento? È una questione di scelte obbligate: nel 2006 Lippi aveva a disposizione il 66% di italiani nel nostro calcio, oggi siamo quasi al 36%. Meno giocatori vuol dire meno qualità: quelli che sono in Nazionale oggi è perché lo meritano. Il problema è che non si punta sui settori giovanili, quindi non emergono più tanti giocatori italiani e si preferisce andare a comprare all’estero piuttosto che costruire talenti in casa». Fabio Cannavaro è intervenuto a “Mattina 9”, un talk show in onda sull’emittente Canale 9.

Il campione del mondo 2006 lascia le porte aperte a un incarico in Nazionale: «È il dovere di tutti gli allenatori dire sì all’Italia. Ho avuto un passato importante con la maglia azzurra, non so quando ma so che ritornerò a Coverciano».

D’obbligo per lui, partenopeo nato e cresciuto a due passi dallo stadio San Paolo, qualche considerazione sull’unico napoletano verace che scenderà in campo ai prossimi Europei: «Insigne ha avuto una grande crescita quest’anno: si è messo a disposizione della squadra e dei compagni. Non è semplice essere sostituito ad ogni partita, ma lui ha sempre reagito alla grande». Fabio è riconosciuto, però, più come juventino, nonostante abbia giocato nel Napoli, dalle giovanili fino alla serie A. Una condizione, quella del profeta in patria, che quindi conosce bene: «Per Insigne mi auguro un futuro da bandiera, anche se per un napoletano è molto difficile giocare con la maglia della propria squadra. Funziona così: se sbaglia il ragazzo della porta accanto allora bisogna “punirlo”. Ma questo è successo a tutti, non solo a Napoli, è la normalità».

Sul Napoli di oggi, il Pallone d’Oro ha detto: «È il più forte dall’epoca di Maradona ma non mi era dispiaciuto neanche quello di Mazzarri perché era composto da giocatori di grandi qualità tecniche e umane. Il Napoli di Sarri ha fatto divertire molto i tifosi, tanti punti e tanti gol: è mancata un po’ di cattiveria nei momenti decisivi. Differenze con la Juve? Nella rosa e nella sua gestione, perché quando hai una squadra molto competitiva per un allenatore è più semplice fare delle scelte. In certi momenti è mancata anche la cattiveria, il calo dopo la sconfitta di Torino ne è la prova». ©RIPRODUZIONE RISERVATA