Cappellacci: giovani decisivi e il livello tecnico è aumentato

4 Settembre 2015

Roberto Cappellacci ha già vinto due volte il campionato di serie D: nel 2007 con la Valle del Giovenco e nel 2012 con il Teramo. Ci riprova in questa stagione alla guida del Campobasso, una delle...

Roberto Cappellacci ha già vinto due volte il campionato di serie D: nel 2007 con la Valle del Giovenco e nel 2012 con il Teramo. Ci riprova in questa stagione alla guida del Campobasso, una delle favorite del campionato che prenderà il via domenica. L’esperienza del 48enne tecnico di Tortoreto potrebbe essere il valore aggiunto di una piazza che ambisce a rinverdire i fasti del passato. Sulla carta, l’organico sembra di prim’ordine con gli ex teramani Dimas e Bucchi e l’ex teatino Alessandro destinati a recitare un ruolo da protagonista.

Cappellacci, come è cambiata in questi anni la serie D?

«In linea di massima, dovrebbe essere un campionato più competitivo. Negli anni sono scese piazze blasonate. La Lega Pro ridimensionata ha riversato in serie D club e città di un certo prestigio. Di conseguenza, anche il livello qualitativo è destinato a lievitare».

Gli under, come al solito, faranno la differenza?

«Bisogna schierarne quattro in campo, è inevitabile. Hanno un peso specifico nell’ambito delle squadre e del torneo. Sono destinati a fare la differenza».

Favorevole o contrario all’utilizzo degli under?

«Ha poca importanza la mia opinione. C’è un regolamento e vale per tutti. Personalmente, credo che non tutti giocherebbero se non ci fosse un vincolo obbligatorio. In alcune occasioni non sono pronti per un campionato così duro».

Tutti dicono: Campobasso favorito. Lei che cosa ne pensa?

«Normale che si dicano certe cose. Anche perché la piazza ha un certo blasone e in questa stagione l’obiettivo è quello di tornare ad essere competitivi per i primi posti. Ma secondo me il Campobasso non è la squadra più forte in assoluto, perché ce ne sono altre che vantano quella continuità a livello tecnico e di allenatore che noi non abbiamo. Penso al Matelica, alla Sambenedettese e al Fano che hanno la possibilità di lottare fino in fondo perché ripartono da una base solida».

E le abruzzesi?

«Ho seguito poco in questi mesi. Ma Chieti è Chieti, la piazza è ambiziosa. E il San Nicolò ha una continuità a livello tecnico che può fare la differenza. Non conosco il Giulianova, ma giocare al Fadini non sarà facile per nessuno. L’Avezzano mi dicono che abbia allestito un organico valido. E poi c’è l’Amiternina specializzata nel lavorare con i giovani».

Una sola promozione diretta.

«La serie D è difficile anche per questo motivo. In Lega Pro ci sono i play off che regalano la speranza di salire di categoria, da noi no. Non ci sono mezzi termini».

Vince chi ha una società forte alle spalle?

«Anche. La società pesa quanto l’allenatore e i giocatori. E’ fondamentale. Non solo per le garanzie economiche che deve offrire ai tesserati. Una società che ha forza e pazienza alla fine viene premiata. Se, invece, si comincia a cambiare giocatori e allenatore viene a mancare la solidità del progetto tecnico che alla fine fa la differenza».

@roccocoletti1

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