Carattere e orgoglio, il Pescara sfiora il colpo a Bari / Le foto

Vantaggio di Memushaj e difesa a oltranza, nel finale il pareggio del Bari
Una prova d’orgoglio per scacciare gli incubi, quelli che avvolgevano la mente del Pescara dopo l’umiliante sconfitta casalinga contro il Carpi. Un punto per spezzare la serie negativa, per smuovere la classifica e, soprattutto, per dare un segnale ben preciso alla società. La squadra è con l’allenatore Marco Baroni, sotto esame dopo i nove punti conquistati in dieci gare. E’ la risposta che voleva la dirigenza e che permetterà al tecnico toscano di conservare la panchina. Ci sarà di nuovo lui sabato contro lo Spezia (ieri sera 1-1 in casa contro il Latina) all’Adriatico-Cornacchia.
Un pareggio ottenuto con la forza della volontà più che con il gioco. Aggrappandosi a tutte le energie per fronteggiare un Bari sì arrembante, ma confusionario. A tratti irretito dal 4-3-3 difensivo di Baroni. Una partita di sofferenza e di contenimento quella impostata dal Pescara al San Nicola. Difesa e, quando è possibile, contropiede. E proprio in una delle ripartenze, al 30’, Federico Melchiorri si è guadagnato il rigore (fallo di Rossini) poi trasformato in gol dall’albense Nedian Memushaj. Una manna dal cielo per il Pescara che Baroni ha schierato con due novità, oltre alle altre prevedibili; vale a dire Selasi a centrocampo e Sowe a sinistra in avanti. Forze fresche per non affondare e per arginare gli attacchi dei biancorossi. Servivano corsa e spirito di sacrificio, sotto questo punto di vista il Pescara ha interpretato bene la partita. Per il gioco meglio ripassare un’altra volta quando la squadra sarà più spensierata.
I biancazzurri si sono difesi a oltranza davanti a Gabriele Aldegani, il 38enne terzo portiere che ha preso il posto di Fiorillo uscito dopo 27’ per infortunio. Lo hanno fatto con ordine, rischiando in poche occasioni. Ad esempio, al 43’ quando Stevanovic ha mandato la palla sul palo. A fine primo tempo possesso palla del Bari vicino al 70%...
Nella ripresa la spinta del Bari è diventata più incessante. Non ha creato limpide palle gol, ma i biancazzurri solo in rare occasioni hanno oltrepassato la metà campo. Il bunker davanti ad Aldegani ha vacillato in un paio di occasioni. Ad esempio, al 21’, quando il Bari ha reclamato un rigore per un contatto sospetto in area tra Zuparic e Caputo. Poi, al 34’ Stevanovic ha fallito la più ghiotta delle palle gol sparando alto un pallone calciato dal dischetto del calcio di rigore. Bari in avanti e Pescara a protezione del vantaggio. Ormai la partita sembrava incanalata, perché comunque la linea difensiva biancazzurra si è sempre disimpegnata egregiamente protetta anche dal lavoro di Memushaj, schierato centrale a centrocampo. L’albanese ha lavorato sodo, più di quantità che di qualità.
Ma quando ormai i circa 100 tifosi arrivati da Pescara stavano pregustando il secondo colpaccio esterno, ecco il gol che non t’aspetti. A 2’ dalla fine il colpo di testa di De Luca è un colpo al cuore dei biancazzurri. Sì, perché De Luca non è un gigante e vederlo svettare in mezzo all’area su angolo (il Bari ne ha calciati 13...) di Stevanovic chiama inevitabilmente in causa il suo marcatore, quell’Appelt Pires entrato in campo da pochi minuti. Il brasiliano se l’è fatto sfuggire e De Luca ha punito il Pescara dopo aver fatto la stessa cosa con il Lanciano. Risultato giusto, per carità. Ma dopo tanta sfortuna, il Pescara pensava di poter passare all’incasso con la dea bendata. Niente da fare. Nemmeno con Politano che a tempo scaduto se ne va solo verso la porta, ma, poi, non riesce a concretizzare. Sarebbe stato il colpo dell’1-2, forse troppo.
Ma al Pescara va bene così. Rialza la testa dopo le cinque sberle di sabato scorso, Baroni salva la panchina e la squadra potrà affrontare con maggiore serenità sabato lo Spezia.
Per vincere, però, servirà qualcosa in più.
@roccocoletti1
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