Castel di Sangro celebra il Gravina-day

14 Dicembre 2018

Portò i giallorossi in serie B, ora è a capo della Figc: oggi pomeriggio la consegna della cittadinanza onoraria

È il Gravina-day. Castel di Sangro e l’Abruzzo celebrano il presidente della squadra di calcio che nel 1996 ha fatto gridare al miracolo sportivo, con la promozione in B dei sangrini, e a cui oggi viene chiesto un altro miracolo: risollevare le sorti di un movimento in difficoltà. Alle ore 18, al teatro Italia, il sindaco Angelo Caruso gli conferirà la cittadinanza onoraria. Il presidente della Figc rivivrà una parte della sua vita, quella legata al Castel di Sangro portato dalla Seconda categoria alla serie B.
Sembrava esaurita l’escalation, invece quello che è stato definito un miracolo calcistico è diventato un trampolino di lancio per arrivare fino alla poltrona più prestigiosa in Federcalcio. In paese ha ancora degli interessi imprenditoriali, visto che c’è una delle aziende del Gruppo Gravina che porta avanti insieme ai figli. Ma il tempo lo ha indotto a cambiare residenza – vive a Sulmona - e ad allargare gli orizzonti calcistici e imprenditoriali, oltre che finanziari. E’ diventato il capo del calcio italiano, la prima volta di un abruzzese. D’adozione, ma pur sempre abruzzese.
Le origini. Gabriele Gravina è nato 65 anni fa a Castellaneta (Taranto), la città del mito di Rodolfo Valentino. Figlio di Francesco, dipendente del consorzio di bonifica, e di Maria Concetta, casalinga, vive in Puglia fino a 24 anni. Si laurea in Giurisprudenza, si dedica all’associazionismo dopo l’incontro con don Leonardo Molfetta, vive il circolo culturale La Fenice e la comunità L’incontro, che assiste i più deboli: c’è una cassetta dove ciascuno dona quel che può e prende secondo i suoi bisogni.
Lo sbarco nell’Alto-Sangro. Nel ’77 si trasferisce in Abruzzo: per trent’anni a Castel di Sangro, da più di dieci abita a Sulmona con la compagna Francisca, sorella di Maximo Ibarra, l’ex ad di Wind, oggi Ceo dell’olandese Kpn. Cavaliere del lavoro, commendatore, Gravina ha due figli da un precedente matrimonio, Francesco e Leonardo, che lo affiancano nella conduzione delle aziende di famiglia. È nonno di Gabriele, Clara, Ginevra ed Emma. Un passato da centrocampista dilettante, si avvicina al calcio a Castel di Sangro, poco più di cinquemila anime in provincia dell’Aquila, dove a metà degli anni 80 il sindaco Gargano rilancia la città con lo sport e coinvolge il compianto Pietro Rezza. Per i tifosi diventerà Don Pierino, il patron: nella sua azienda di costruzioni (impegnata anche dopo il terremoto in Irpinia) lavora Gabriele, nipote acquisito per via del matrimonio con Maria Teresa. Gravina prende la squadra in Seconda categoria nel 1982, arriva in B nel 1996. Una favola costellata da tragedie (la scomparsa dei calciatori Biondi e Di Vincenzo), vicende giudiziarie (la convivente di Gigi Prete e l’accusa per droga), burle (l’arrivo dal Leicester di Robert Ponnick, sedicente attaccante nigeriano, per il programma Mediaset Il Guastafeste), denunce (la vicenda McGinnis, lo scrittore americano che denunciò una combine mai provata di una gara di fine stagione a Bari) e trionfi, ovviamente. Un traino mediatico di non poco conto per il paese dell’Alto Sangro. Un peso insostenibile (sul piano finanziario) alla lunga, tant’è che lascia il Castel di Sangro all’inizio degli anni Duemila, dedicandosi all’attività federale e incrementando quella imprenditoriale. Oggi la galassia di Gravina ruota intorno all’omonimo gruppo imprenditoriale con a capo la Mic srl. Dal quartier generale in piazza Buenos Aires a Roma si snoda una rete che include costruzioni civili e appalti pubblici, case in legno, ristrutturazioni post sisma, impianti sportivi (lo stadio e il centro di tennis di Castel di Sangro, l’Aqualand di Vasto, un golf club a Chieti), energie rinnovabili. Vicepresidente del Banco di Credito Cooperativo di Roma, socio della Fondazione Carispaq, è stato commissario liquidatore del consorzio Val Pescara. In politica ha relazioni bipartisan ma non si è mai candidato. Assai legato a Urbano Cairo (presidente del Torino e di Rcs Group), è produttore del musical Divina Commedia, con le coreografie ispirate dal premio Oscar Carlo Rambaldi, il papà di E.T. Gravina avvia negli anni Novanta il primo percorso universitario legato allo sport, all’ateneo di Teramo, dove oggi insegna materie economiche al corso in Management delle imprese dello sport e del turismo e a Scienze della comunicazione. Nel 1990 viene eletto consigliere di Lega di C, la spunta prendendo il posto del compianto Emidio Luciani, all’epoca patron del Francavilla.
In consiglio federale arriva nel 1992, Gravina cresce sotto l’ala protettiva di Giancarlo Abete. Capo delegazione dell’under 21 che vince Europeo e bronzo olimpico nel 2004, per tre anni numero 2 del settore tecnico, membro della spedizione al Mondiale 2006. Ma è dalla serie C che Gravina avvia la scalata alla Figc. Nel 2012 si candida in Lega Pro: perde, ma organizza la lunga resistenza che sposterà gli equilibri in via Allegri, fino alle dimissioni di Macalli nel 2015, dopo 18 stagioni di regno, e di Carlo Tavecchio due anni dopo. A marzo 2017 tenta di incoronare Abodi, nel gennaio 2018 si candida lui. E vince.
Il ct Mancini alla cerimonia. Oggi pomeriggio, sotto lo sguardo del ct della Nazionale Roberto Mancini e dell’ex capitano dell’Italia Fabio Cannavaro, i protagonisti dell’epoca tra cui Osvaldo Jaconi, Claudio Bonomi, Davide Cei, Alberto Bernardi, Domenico Cristiano, Pietro Fusco e Antonello Altamura celebreranno quello che non è più il loro presidente, ma il capo del calcio italiano a cui tutti chiedono un altro miracolo: rilanciare lo sport più popolare nel Belpaese.
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