Cataldo, fuga per la vittoria A Como impresa da applausi

Capolavoro del miglianichese che parte con Cattaneo dopo 16 km
COMO. Un’impresa. Un capolavoro firmato da Dario Cataldo, il 34enne corridore di Miglianico in forza all’Astana ha vinto la 15ª tappa del Giro d’Italia numero 102. Un’impresa, perché l’abruzzese è partito in fuga con Cattaneo dopo 16 km ed è arrivato fino al traguardo, regalandosi il primo successo di tappa al Giro. Una gioia non da poco per uno che ha scelto di fare il gregario e alla corsa rosa ha il compito di supportare il colombiano Miguel Angel Lopez. L’ultimo trionfo di un abruzzese al Giro era stato quello del teatino Giulio Ciccone a Sestola il 17 maggio 2016.
È stata la tappa di Cataldo, ma anche di Nibali che ha dato dimostrazione di quanto questo Giro d'Italia sia più aperto che mai. La maglia rosa, sulle spalle di Richard Carapaz, è tutt'altro che sbiadita; Vincenzo Nibali è in forma e appare in grado di giocarsela fino all'ultimo chilometro di domenica a Verona. Sono i verdetti della 15ª tappa, da Ivrea a Como per 232 km di percorso, che ha chiuso la seconda settimana di corsa, introducendo la terza e ultima. Giochi aperti su ogni fronte, perché il ciclismo non lo fanno solo i corridori con le proprie imprese, o la strada, come dicono i saggi, ma anche gli episodi.
Applausi all'abruzzese di Miglianico Dario Cataldo - bravo a precedere sul traguardo il compagno d'avventura Mattia Cattaneo - dopo una folle fuga di 200 chilometri. I due fuggitivi, e protagonisti fino alla fine di un'impresa da antologia dello sport, meriterebbero fiumi di parole, se non fosse che l'attenzione era concentrata tutta nell'altra corsa: quella che metteva uno di fianco - o davanti - all'altro tutti i big, riservando sorprese, rovesci e quant'altro rende il ciclismo uno sport meraviglioso. Già, perché, mentre Cataldo e Cattaneo gestivano il loro vantaggio, vedendolo scendere pericolosamente da un quarto d'ora a una manciata di secondi (alla fine la miseria di 11”), Carapaz, Nibali, Roglic, Simon Yates, Lopez, Landa, inseriti nella top ten del Giro d'Italia, se le suonavano di santa ragione. Con il caso che ha messo del suo, a un certo punto. Infatti, il glaciale Roglic, quando mancavano una ventina di chilometri alla conclusione, proprio nel tratto che precedeva il Civiglio, ha forato ed è stato costretto a farsi prestare la bici da un gregario, l'olandese Antwan Tolhoek. Trovandosi costretto a procedere con un mezzo non adeguato alle proprie caratteristiche, perché tarato su un altro corridore, lo sloveno è andato in difficoltà e, sebbene sia riuscito a riguadagnare i secondi persi sul gruppetto che lo precedeva, sulla salita finale ha pagato. Poco prima era partito Simon Yates, che non si capisce se vada a caccia di una vittoria di tappa o della maglia rosa (ha un ritardo di 5'24” dal leader Carapaz), poi ha allungato Vincenzo Nibali, che si è trascinato la maglia rosa.
Il morso dello 'Squalo’ ha messo paura a Roglic.
Nella discesa a 'tomba aperta’, con tornanti oltremodo suggestivi dal punto di vista paesaggistico, ma da brividi per chi va in bici, il messinese ha aperto uno squarcio fra sé e chi lo inseguiva. Roglic ha perso ulteriori dosi di serenità e si è andato a schiantare contro un guard-rail, rischiando la pelle, non solo la classifica del Giro. Nibali ha tenuto sui tizzoni perfino Cataldo e Cattaneo, ma, negli ultimi chilometri, è stato risucchiato dal redivivo Yates e dalla maglia rosa Carapaz, che ieri mattina era partito con +7” su Roglic e ieri sera si ritrovava a +47”. Alla fine, infatti, lo sloveno di ghiaccio ha concesso 40” a Carapaz, sempre più in rosa, e a Nibali. Lo stesso era accaduto nella tappa di Orbetello, ma al contrario: quel giorno, l'ecuadoriano aveva 'regalato’ 40” a Roglic per un problema meccanico. Pari e patta. Il Giro ricomincerà domani, dopo avere assorbito il secondo e ultimo giorno di riposo, ma senza il Gavia (chiuso per neve). Ci sarà tuttavia il Mortirolo, la Montagna Pantani, e non sarà certo una passeggiata. Per tutti.
Adolfo Fantaccini

