Cataldo: sogno il Giro con prologo sulla Costa dei trabocchi

13 Giugno 2022

Il corridore di Miglianico tra la corsa rosa e il futuro «Niente Tour ma farò la Vuelta in appoggio a Lopez» 

PESCARA. Dalla corsa rosa al Giro di Svizzera: per Dario Cataldo, 37 anni, è già tempo di tornare in gruppo e ieri nella prima frazione il corridore di Miglianico ha chiuso 97° a 9’52” dal vincitore Stephen Williams (Bahrain). Certo, le fatiche del Giro si fanno ancora sentire perché per la Trek sono stati giorni duri con maglia rosa e maglia bianca da difendere. «Ho fatto fatica a recuperare», dice il corridore della Trek, «vediamo cosa riuscirò a fare in questa gara che comunque è molto dura».
La corsa rosa per la Trek è stata positiva. Cataldo, che Giro è stato?
«Sicuramente buono. Sono andato come uomo squadra e come squadra abbiamo raccolto tanto. Lopez tanti giorni in rosa e in maglia bianca sul podio di Verona, una tappa vinta con Ciccone e Bauke Mollema che ha fatto bene. Per la Trek un Giro soddisfacente anche se con i cambi di strategia con Giulio».
Juan Pedro Lopez, che bella sorpresa.
«Era un po’ il jolly della squadra ma con il secondo posto sull’Etna dietro Kamna ha preso la maglia rosa e il suo Giro è cambiato».
E’ andato al Giro con il compito di dare un grosso aiuto a Ciccone. Ma cosa è successo sul Blockhaus?
«Giulio secondo me è arrivato bene al Giro, guardate l’Etna dove ha chiuso con i primissimi o come era davanti a fine Giro sulla Marmolada. In Abruzzo ha avuto la classica giornata storta. Quando ti capita devi essere bravo a non andare a picco. Sulla Maiella il primo vero caldo non lo ha aiutato a gestire la crisi».
Nell’ambiente c’è chi parla di aspetto psicologico. Possibile?
«Non credo. Era una motivazione in più l’arrivo sul Blockhaus».
Nella giornata del Mortirolo era in fuga con Ciccone. Poi lei è rimasto davanti e c’è stata qualche polemica.
«Nessuna incomprensione, va letta meglio la situazione che si era creata. La fuga si è rotta e sono rimasto avanti senza volerlo. Mi hanno detto in radio di non fermarmi subito per aspettare Giulio altrimenti dietro facevano fare tutto a me. Io tiravo avanti con Ciccone dietro? No, io rompevo i cambi rallentavo l’andatura. Cosa ben diversa».
A Treviso una giornata in teoria facile, ma poi complessa per salvare la maglia bianca di Lopez.
«Un errore di inesperienza di Juan che ha sottovalutato il percorso a Ca’del Poggio. Abbiamo fatto una cronosquadre a tutta per limitare i danni ma quanta fatica. Però siamo riusciti a tenere la maglia bianca e quindi alla fine è andata bene».
In questi giorni c’è il Giro di Svizzera. Programmi?
«Non andrò al Tour ma farò la Vuelta in appoggio a Lopez. Vedremo. Di sicuro sarò il 26 ad Alberobello agli italiani».
Cataldo, è sempre competitivo e di grande aiuto per i capitani. A fine anno che farà?
«Voglio correre ancora. E mi piacerebbe rinnovare con la Trek».
Magari per correre un Giro che potrebbe partire dall’Abruzzo.
«Sarebbe stupendo, per il movimento ciclistico abruzzese e per la regione. Riportare il grande ciclismo con un evento così importante potrebbe essere una svolta. La grande partenza di un Giro calamita l’attenzione sul territorio per tanto tempo. E non solo per le frazioni iniziali».
Ma un sogno per una tappa in Abruzzo?
«Ce l’ho e da tanto. Il prologo sui Trabocchi. Lo immagino da quando è stata pensata la ciclabile. Immagino sia difficile ma resta il mio sogno».
Sarebbe bellissimo e c’è chi ci sta lavorando. Ma nella proposta fatta per la Grande Partenza del Giro 2023 Pescara è in pole.
Enrico Giancarli
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