Cavuoti, l’oro della Vastese: a 16 anni ha stregato Amelia

VASTO. Dal padre Massimiliano ha ripreso la stessa passione per il calcio, ma non quella per il fischietto. «Non ho mai pensato di fare l’arbitro come papà, io voglio solo giocare». Il sangue...
VASTO. Dal padre Massimiliano ha ripreso la stessa passione per il calcio, ma non quella per il fischietto. «Non ho mai pensato di fare l’arbitro come papà, io voglio solo giocare». Il sangue (vastese) è lo stesso, le doti diverse. Massimiliano Cavuoti è stato arbitro in C e guardalinee in A e B. Suo figlio Nicolò, 16 anni, è il trequartista che ha stregato la Vastese e il suo allenatore Marco Amelia. Il primo a credere nelle sue qualità e a farlo debuttare in prima squadra, dove Nicolò si è ritagliato un ruolo da protagonista. Il primo gol nell’amichevole di agosto con il Delfino Flacco Porto, poi l’esordio in campionato nel derby col Chieti. È bastato poco ad Amelia per capire che Cavuoti era già pronto per giocare tra i grandi. Così, gli ha concesso più di 500 minuti (è l’unico 16enne ad aver giocato così tanto in serie D), nei quali il baby talento della Vastese ha confezionato anche tre assist. «L’impatto con la D è stato bellissimo ed emozionante», racconta Nicolò Cavuoti. «Lo è stato ancora di più perché indosso la maglia della Vastese, la squadra della mia città. Quando ero un bambino, andavo sempre in curva d’Avalos a tifare i biancorossi».
Cavuoti ha iniziato a dare i primi calci al pallone a quattro anni nella scuola calcio della Virtus Vasto dove ha fatto tutta la trafila delle giovanili. L’anno scorso ha giocato negli Allievi, dove è stato allenato da Donato Anzivino, poi in estate il passaggio alla Vastese nell’ambito del progetto di collaborazione a livello di settore giovanile tra la società del presidente Franco Bolami e la Virtus. Il resto è storia recente. Cavuoti, trequartista che può fare anche l’esterno d’attacco, ha impressionato Amelia che in estate se l’è tenuto stretto, senza farlo passare per la Juniores. «Devo ringraziare il mister Amelia perché ha creduto in me dal primo giorno di ritiro», dice Cavuoti. «Mi sta dando tanta fiducia ed è una figura importante per la mia crescita perché ha giocato ad alti livelli e vinto un Mondiale. Sono stato fortunato perché nella mia breve carriera ho sempre avuto allenatori che hanno creduto in me e mi hanno spinto a dare il massimo».
Cavuoti non sembra aver sofferto più di tanto l’impatto con i grandi. «Giocare in un campionato così competitivo è stimolante. Sono contento di vivere questa esperienza. Poi ho la fortuna di far parte di un gruppo affiatato. Si respira l’aria giusta e questo mi aiuta a lavorare meglio ogni giorno». Sono i veterani del gruppo a guidare il baby Cavuoti. «Mi trovo bene con tutti i compagni, ma con Dos Santos, Stivaletta e Francesco Esposito c’è un feeling speciale. Loro mi aiutano molto e mi danno tanti consigli utili».
E ora tutti parlano di Cavuoti. Milan, Fiorentina, Parma e Roma lo hanno visionato nei vari raduni. Ma la strada da fare per il ragazzino di Vasto, tifoso del Milan cresciuto con l’idolo di Messi, è ancora lunga. «Il sogno è arrivare più in alto possibile», risponde Cavuoti. «Il top per me sarebbe giocare un giorno in serie A». (g.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

