Cessioni più fruttuose: Lapadula dietro Verratti

25 Giugno 2016

Da Quintero ad Allegri, passando per Melchiorri e Giampaolo: storie di plusvalenze e affari

PESCARA. Nella hit parade delle cessioni più importanti nelle storia del Pescara, quella di Gianluca Lapadula si inserisce direttamente al secondo posto. Dietro al passaggio di Marco Verratti, nel 2012, al Paris Saint Germain. Il centrocampista di Manoppello è stato pagato circa 12 milioni di euro dagli sceicchi, una cifra di poco superiore a quella spesa dal Milan di Silvio Berlusconi per Lapadula. Nove milioni più uno di bonus per il capocannoniere della serie B. Una plusvalenza da leccarsi i baffi visto che l’attaccante torinese è arrivato in biancazzurro a parametro zero dopo la mancata iscrizione del Parma, nell’estate scorsa. Un’operazione necessaria per dare respiro alla casse sociali del Pescara, così come ha fatto la Roma che ha lasciato partire Pjanic alla Juve incassando poco più di 30 milioni, utili per sistemare il bilancio del club giallorosso.

Operazioni, queste, da fare entro il 30 giugno per mettere a posto i conti, visto che le società calcistiche professionistiche chiudono il proprio bilancio proprio entro quella data. Ed entro fine giugno vanno fatti confluire soldi freschi che altrimenti devono mettere i soci.

Daniele Sebastiani, oltre a essere il presidente più vincente della storia del Pescara (due promozioni in A più un’altra da dirigente in B), è anche l’uomo che meglio ha fatto fruttare le cessioni. Ciò significa che riesce a districarsi bene in un mondo che non è per tutti. Verratti e Lapadula, ma non solo. Il podio delle cessioni più onerose è completato da Quintero, il trequartista colombiano arrivato nell’estate del 2012 e rivenduto l’anno dopo al Porto per 8 milioni di euro. Anche questa una consistente plusvalenza. I termini dell’operazione erano 5 milioni più una serie di bonus che avrebbero potuto portare la cifra a 10. Ma non tutti i bonus sono stati raggiunti. Nel corso degli ultimi anni, quindi, il Pescara ha fatto cassa come mai era accaduto in precedenza. Eppure, la piazza biancazzurra ha sfornato bei giocatori in passato. Un bel colpo di mercato fu fatto con Federico Giampaolo – uno dei migliori cannonieri nella storia del club – venduto al Genoa per circa sette miliardi di vecchie lire. Operazione messa a segno sotto la regia della famiglia Moggi (padre Luciano e figlio Alessandro) che da queste parti ha sempre avuto buoni rapporti. Altre cessioni importanti sono state quelle di Mauro Esposito all’Udinese, nel 1999, e di Massimiliano Allegri (oggi allenatore della Juventus) al Cagliari, nel 1993. Per non parlare di un giovane Emanuele Calaiò passato al Napoli: era gennaio del 2005, era il Pescara del compianto Dante Paterna. E l’attaccante di origine siciliana, allora 23enne, faceva faville in serie B. Ecco, quindi, spuntare il Napoli di Aurelio De Laurentiis, all’epoca in C1. A quell’epoca c’era Pierpaolo Marino a fare il direttore generale nel club partenopeo. E Marino mise d’accordo Torino e Pescara, comproprietari di Calaiò, con una valutazione di poco inferiore ai 4 milioni. Tanta roba per un giocatore sceso in Lega Pro. Tanta roba a tal punto che, poi, il Pescara ha iniziato un lento declino senza il suo arciere.

@roccocoletti1

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