Chiacchio: resto fiducioso la partita è tutta da giocare

14 Agosto 2015

DALL’INVIATO. Il giorno dopo l'avvocato Eduardo Chiacchio è ancora all'NH Hotel di Roma. È lui il grande protagonista della tre giorni dei processi sportivi: martedì ha difeso il Catania, mercoledì...

DALL’INVIATO. Il giorno dopo l'avvocato Eduardo Chiacchio è ancora all'NH Hotel di Roma. È lui il grande protagonista della tre giorni dei processi sportivi: martedì ha difeso il Catania, mercoledì il Teramo e ieri la Vigor Lamezia. E il giorno dopo la maratona processuale per Savona-Teramo, nella hall dell'albergo, non ha perso la fiducia, nonostante la richiesta della procura federale.

«La partita è aperta, bisogna ancora giocarla», sostiene il legale napoletano, mentre risponde ai saluti dei colleghi ossequiosi. Giocarla come? «Ci sono state le richieste, ma le sentenze vengono scritte e motivate dai componenti del Tribunale nazionale federale. E io in loro ho fiducia. Noi come difesa avevamo il compito di illustrare uno scenario alternativo e credibile a quello prospettato dalla procura federale. L'avvocato Cozzone ha disintegrato ogni indizio sparso dall'accusa. Campitelli non c'entra niente con questa storia e noi alla corte abbiamo prospettato come e perché la nostra versione è credibile. Ripeto, aspettiamo: io sono fiducioso».

C'è sempre il secondo grado. «E il primo? Lo diamo già per perso solo perché l'accusa ha fatto richieste esagerate? No, io resto fiducioso».

Chiacchio nella sua arringa, poco prima dell'una di notte, ha cercato di catturare l'attenzione del collegio giudicante definendo «Campitelli un eroe infangato in questa sede».

E mostrando la fotocopia di una denuncia-querela verso un giornale che «ricamava» su un furto denunciato dal presidente nella sua azienda, a maggio, dopo Savona-Teramo. «Vogliamo decretare la morte sportiva di Campitelli solo perché qualcuno ha sparso degli indizi che il collega Cozzone ha provveduto a disintegrare? No, non è possibile. Per condannare», ha aggiunto, «serve la pistola fumante e, invece, in questo caso non è stata usata nemmeno la pistola ad acqua perché non c'è niente di niente contro il presidente. Di che cosa stiamo parlando?».

Non sono mancate le frecciate contro l'Ascoli che si è costituito in giudizio, attraverso l'avvocato Grassani, per prendere il posto del Teramo nella prossima serie B. Un duello a distanza, Chiacchio-Grassani, che è rimasto nelle righe, ma che comunque ha catturato l'attenzione di giornalisti, curiosi e colleghi. Particolare non secondario: sia Cozzone, che Chiacchio non hanno perorato la causa di Di Giusepe.

Sì, perché l'imperativo resta quello di sempre, ovvero togliere Campitelli dal centro del processo per mantenere la B. E allora testimonianze e quant'altro per dimostrare che non ci sono punti di contatto tra l'imprenditore di Canzano e i protagonisti della vicenda. Dagli incontri prima e dopo la partita del 2 maggio, che ha sancito la promozione in B, fino ai riferimenti al presidente nelle tante intercettazioni. Fino ai quattro grazie che Campitelli risponde a Di Nicola mentre gli fa i complimenti per la B. «E se gli fosse scappato il quinto grazie, sarebbe scattato l'arresto?», la domanda-provocazione dell'avvocato Michele Cozzone, rivolta alla procura federale che aveva interpretato i quattro grazie della breve conversazione telefonica come un «segnale dell'illecito».

Di ogni indizio a carico di Campitelli, Cozzone ha fornito una versione alternativa all'accusa. Che all'una di notte ha avuto “pietà” di tutti gli astanti, giudici, avvocati e giornalisti, rinunciando a ribattere punto su punto a alla difesa, «tanto sono evidenti le incongruenze e le lacune nel racconto di ognuno dei deferiti», ha detto Gioacchino Tornatore, lo 007 di Palazzi che mercoledì sera, poco dopo le 19, ha spento il sorriso sul volto del presidente Campitelli, chiedendo la retrocessione in serie D del Teramo con venti punti di penalizzazione e cinque anni di inibizione con proposta di radiazione per l'uomo che ha portato i colori biancorossi dalla Promozione alla Serie B. (r.c.)

@Rocco Coletti

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