Ciccone, è nata una stella «Ho voglia di migliorare»

Il corridore teatino vincitore di una tappa al Giro d’Italia (a Sestola) si racconta «I complimenti più belli da Nibali, un campione che conoscevo solo dalla tv»
CHIETI. 17 maggio 2016: Giulio Ciccone trionfa nella tappa di Sestola ed entra nella storia del Giro d'Italia.
Il 21enne teatino della Bardiani Csf, infatti, è riuscito a salire sul gradino più alto del podio della corsa rosa nell'anno del debutto tra i professionisti.
Un'impresa del genere, nel 1961, era riuscita anche al grande Vito Taccone, il Camoscio d'Abruzzo scomparso nove anni fa. Ciccone, dopo aver trascorso a Brecciarola un periodo di riposo in famiglia, racconta al Centro le sue emozioni.
Quante volte, dal 17 maggio, ha ripensato alla vittoria di tappa di Sestola?
«Tante volte, soprattutto ultimamente, rivedendo immagini e video dell'arrivo. L'emozione vissuta dall'ultimo chilometro in poi è stata indescrivibile. In quei momenti ci si sente davvero al settimo cielo. Sinceramente non riesco ancora a rendermene conto. A Brecciarola, qualche giorno fa, mi hanno fatto anche una festa a sorpresa».
Da chi ha ricevuto il complimento più bello?
«Al di là dei tanti amici che mi hanno scritto, i complimenti più belli li ho ricevuti in gruppo il giorno dopo la vittoria di Sestola. E' stato stupendo avere attestati di stima da parte di corridori del calibro di Nibali e Uran, campioni che fino a qualche mese fa avevo visto soltanto in televisione. Non lo dimenticherò mai».
Anche l'ex campione del mondo Mario Cipollini ha speso belle parole per lei. Che rapporto ha con lui?
«Cipollini (il cui marchio è sulle biciclette della Bardiani Csf, ndc) è un punto di riferimento per me e per i miei compagni di squadra. Durante il Giro è stato molto vicino a noi e ci ha dato consigli preziosi. Mario è un grande personaggio ed è bello averlo conosciuto».
Oltre alla tappa vinta, che cosa ricorderà del primo Giro d'Italia disputato?
«La sensazione del grande evento. C'è una partecipazione di pubblico incredibile in ogni tappa. L'atmosfera è coinvolgente. Il Giro è una festa che dura tre settimane. Ho cercato di trarre cose utili per il mio futuro e di fare esperienza».
Quanto le è dispiaciuto terminare il Giro in anticipo per problemi fisici?
«Mi è dispiaciuto tanto. Ci tenevo molto ad arrivare a Torino nell'anno del mio debutto. Ho provato a stringere i denti, ma mi sono dovuto arrendere prima del via della 19ª tappa a causa di disturbi gastrointestinali. Peccato. Ho colmato questo dispiacere con il grande affetto ricevuto al mio ritorno a casa».
Vincenzo Nibali ha meritato di vincere il Giro?
«L'ho sempre pronosticato come il favorito numero uno. Ha avuto un momento di difficoltà, ma nelle ultime tappe ha dimostrato di essere un super campione meritando di conquistare il successo. Non era facile per Nibali gestire la pressione mediatica».
Quali altri appuntamenti ci sono nella sua stagione?
«Non ho ancora definito un programma preciso con la squadra. Adesso mi godo qualche giorno di relax, poi il 31 luglio sarò ai nastri di partenza della Ride London Classic. Non farò il campionato italiano (a fine giugno, ndc), sia perché non si addice alle mie caratteristiche e sia perchè ho bisogno di recuperare».
Dopo la tappa vinta al Giro ha altri obiettivi nel mirino?
«Vorrei essere più competitivo nelle gare di un giorno, ma resto con i piedi per terra. Sono giovane e devo maturare mentalmente e fisicamente».
Gaetano Lombardino
©RIPRODUZIONE RISERVATA

