Ciccone al Giro d’Italia per dimenticare il Covid

3 Ottobre 2020

Il teatino pensava di non farcela, recupero in extremis dopo la positività

E’ uno dei più attesi al via Giulio Ciccone. Per tanti motivi: perché nell’edizione 2019 si è reso protagonista dell’impresa sul Mortirolo, perché ha iniziato la stagione 2020 nel migliore dei modi imponendosi al trofeo Laigueglia prima che il mondo venisse investito dallo tsunami Covid-19; e perché proprio un mese la positività al coronavirus lo ha costretto a fermarsi. Nemmeno lui credeva nella partecipazione al Giro d’Italia numero 103. Erano altri i pensieri durante la quarantena. Di certo, non belli. Ma dal momento che dopo la pioggia esce il sole ecco che il 25enne teatino si presenta alla partenza, a Monreale, gasato. Curioso di verificare come sta e che cosa può dare dopo lo stop forzato. Dopo un periodo di spossatezza che gli aveva fatto perdere la sicurezza che mostra abitualmente sui pedali. Alla Trek-Segafredo il capitano è Vincenzo Nibali che, a 35 anni, punta alla conquista del terzo Giro d’Italia. E il teatino, quindi, ha il compito di aiutare il compagno di squadra con licenza di svariare. Di compiere imprese. Proprio in settimana ha ottenuto l’idoneità sportiva, ha superato tutti i problemi. Sta bene. Questo Giro l’ha preparato sulle strade di casa, in Abruzzo, stretto tra l’affetto familiare e quello degli amici. Rinfrancato dal miglioramento delle condizioni di salute della mamma. Probabilmente, con una mente libera come non l’ha mai avuta negli ultimi tempi caratterizzati da alti e bassi. A 25 anni non è più una promessa. Nel 2016, al primo Giro, si impose a Sestola. Con il tempo si è guadagnato la considerazione del gruppo e degli addetti ai lavori. Non è (ancora) un campione, ma ha intrapreso la strada per diventarlo. La maglia gialla al Tour de France del 2019 gli ha fatto compiere un salto di qualità. Che va consolidato in questo bizzarro 2020, iniziato nel migliore dei modi e poi stoppato dal Covid che gli ha impedito di partecipare ai Mondiali di domenica scorsa a Imola. Si è rimesso in piedi giusto in tempo per il Giro. Tant’è che la sua condizione fisica è un punto interrogativo alla vigilia. Ma in questi casi conta l’umore. Ed è di quelli giusti. Dopodiché Giulio Ciccone troverà la forza ripensando ai giorni trascorsi con la febbre che non se ne andava conditi dagli interrogativi provocati dalla perdita del gusto e dell’olfatto. Si sentiva perso a casa. Magari la mente tornerà al giorno in cui, dopo i campionati italiani, ha preso la bicicletta e non aveva più la forza di pedalare perché gli effetti del Covid-19 si cominciavano a far sentire sul suo corpo. Non vedeva un futuro immediato, tant’è che immaginava che la sua stagione fosse finita. I cattivi pensieri prevalevano sulla fiducia nel futuro. Lui pessimista, ma attorno c’è stato, in primis il suo preparatore, chi lo ha invitato a non mollare. E così magari oggi quando salirà in bicicletta per la cronometro – non proprio il massimo per lui - avrà un pensiero anche per la mamma che l’ha ripreso a coccolare. E per Vincenzo Nibali, il suo capitano, che durante lo stop per il Covid non gli ha fatto mancare il suo incitamento. «Sono abruzzese, ho la pelle dura», ama ripetere Giulio Ciccone che tre anni fa è stato operato due volte al cuore e che in bici ama sfidare la montagna. Uno abituato al sacrificio e a scalare le vette. Di certo, non lo può spaventare questa ripartenza che cade in un momento particolare della carriera. Una sorta di bivio: da una parte la strada che porta alla consacrazione del campione, dall’altra all’indirizzo di quelli che sono forti ma non fanno la storia. Lui ha pronte carta e penna per scrivere capitoli indimenticabili.
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