Ciccone ci riprova: «L’obiettivo è vincere qualche tappa»

3 Maggio 2018

Una caduta prima della partenza per il teatino: solo contusioni Il suo biglietto da visita è la vittoria al Giro dell'Appennino

CHIETI. Da Brecciarola a Bergamo, dall'impresa di Sestola alla vittoria del Giro dell'Appennino. E adesso un altro sogno nel cassetto: lasciarsi alle spalle un 2017 difficile e tornare protagonista al Giro d'Italia, dove ha già lasciato il segno il 17 maggio 2016, vincendo a 21 anni la tappa di Sestola ed entrando nella storia per essere stato il terzo più giovane corridore di sempre a vincerne una alla corsa rosa, dopo Fausto Coppi e Luigi Marchisio. Due anni dopo, Giulio Ciccone torna in sella per provarci ancora. Il 23enne corridore teatino della Bardiani Csf sarà ai nastri di partenza della centunesima edizione del Giro d'Italia che partirà domani da Gerusalemme. Ciccone è partito martedì con un volo da Milano Malpensa direzione Tel Aviv insieme alla squadra. La sua avventura non è iniziata nel migliore dei modi. Nell'ultimo allenamento prima della partenza, lo scalatore della Bardiani Csf è caduto, procurandosi diverse contusioni e abrasioni ma evitando per fortuna fratture. «La maledizione pre Giro ha colpito anche quest'anno», ha scritto Ciccone su Twitter, «una banale caduta in allenamento e questo è il risultato. Gli esami dicono solo forti contusioni e abrasioni varie, ma fortunatamente nulla di rotto. Giro d'Italia arrivo: si vola a Gerusalemme». Il ragazzo cresciuto nella contrada Mulino, a Brecciarola, è uno dei giovani corridori italiani più attesi del Giro, pronto per compiere il salto di qualità ed essere protagonista in salita. Il suo biglietto da visita è la fresca vittoria al Giro dell'Appennino, la terza in tre anni di carriera dopo la tappa al Giro d'Italia e quella al Tour of Utah l'anno scorso.
I problemi al cuore sono solo un brutto ricordo. Ciccone è pronto per un grande Giro e, perché no, per vincere la tappa del 13 maggio con arrivo a Campo Imperatore. «Maggio è un mese importante per me», ha detto prima della partenza per Gerusalemme. «Il Giro dell'Appennino mi è servito per migliorare la condizione in vista della corsa rosa. L'obiettivo? Entrare in classifica penso sia ancora qualcosa di troppo lontano. Si può tentare di vincere qualche tappa».
Di strada ne ha fatta tanta. Ha iniziato a correre a otto anni nella Pedale Teate fino agli Allievi. E' stato il padre Roberto, dipendente Ater, a trasmettergli la passione per il ciclismo. «Alla prima gara, a Manoppello, per poco non mi ammazzavo», ricorda Ciccone, cresciuto con il mito Pantani. «Ho schivato una caduta e sono passato tra un palo e un muro». Poi il passaggio da Juniores all'Euro 90 e a 18 anni il trasferimento a Bergamo, dove è stato tesserato dal Team Colpack. Nel 2016 il salto nei professionisti con la Bardiani Csf. Bergamasco d'adozione, ma abruzzese purosangue. Arrosticini e polenta come piatti preferiti, quella di Passo Lanciano la salita ideale per allenarsi. Papà Roberto, mamma Silvana, il fratello Guglielmo e la sorella Roberta fanno il tifo per lui, sognando di festeggiare a Brecciarola un'altra storica vittoria di tappa.
Giammarco Giardini
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