Cima, fuga per la vittoria festa Nippo Vini Fantini

31 Maggio 2019

Il bresciano consegna il primo storico trionfo al team abruzzese di Sciotti

SANTA MARIA DI SALA . Ancora Abruzzo protagonista al Giro d’Italia. Dopo le vittorie del miglianichese Dario Cataldo e del teatino Giulio Ciccone, ieri è stata la volta del team abruzzese Nippo-Vini Fantini ad aggiudicarsi la tappa con il bresciano Damiano Cima. Grande gioia per il patron Valentino Sciotti, imprenditore di Crecchio, che da anni lega il marchio della Farnese Vini al ciclismo. «Ci voleva», ha detto Sciotti, «dopo Cataldo e Giulietto siamo arrivati noi a mettere la ciliegina sulla torta in chiave abruzzese. Davvero una bella soddisfazione». Ieri, alla vigilia del gran finale, nell'attesa dei duelli rusticani e delle imboscate in quota, con otto Gran premi della montagna dislocati nell'arco di un paio di giorni, fra il Trentino e il Veneto è andata in scena l'ultimo festival per velocisti. Doveva e poteva essere un arrivo per il tedesco Ackermann, che è tornato in maglia ciclamino senza però vincere la 18ª tappa, da Valdaora (Bolzano) a Santa Maria di Sala: il “panzer” dello sprint è arrivato solo a un passo dal terzo sigillo, vedendoselo sfuggire solo perché uno dei tre corridori protagonisti di una lunga fuga lo ha preceduto sul traguardo. Il suo nome è Damiano Cima, ha 25 anni, è bresciano e corre per la Nippo Vini Fantini. Dopo avere provato a fare il calciatore, è salito su una bici, restandoci e diventando professionista. Non poteva esserci un finale più incerto in una tappa che, invece, avrebbe dovuto essere già scritta, con i treni dei velocisti reduci dai tormenti in quota a farla da padroni nei due chilometri di rettilineo finale. Li prendono? Non li prendono? Nel ventaglio di ipotesi che caratterizza l'ultima parte della tappa, mentre Mirco Maestri, Cima appunto e il tedesco Nico Denz, vanno a tutta, collaborando con cambi sincronizzati, ci scappa la sorpresa. I tre erano partiti dopo una quarantina di chilometri, ma solo il bresciano - al secondo anno da professionista - ha raccolto i frutti di un lavoro massacrante.
Il gruppo comincia a volare con ritardo, riemerge negli ultimi metri, ma riesce a risucchiare solo Denz e Maestri, non Cima, che beffa Ackermann per una questione di centimetri. Un arrivo al cardiopalmo che lo obbliga a esultare solo dopo la linea del traguardo. Da elogiare, comunque, il lavoro dei tre, che ci hanno creduto fino alla fine e poco importa se il sogno di due protagonisti di giornata si sia infranto. Cima è scattato ai -300 metri ed è riuscito a resistere alla rimonta del gruppo: Ackermann sembrava avercela fatta, ma ha chiuso al secondo posto davanti a Consonni, consolandosi solo con la maglia ciclamino: chiuderà il 102° Giro d'Italia con due vittorie di tappa e la classifica a punti. Non è poco. La classifica generale non ha subito variazioni e i big, assieme ai rispettivi luogotenenti, hanno lasciato che la tappa scorresse via velocemente fra Trentino Alto Adige e Veneto. Del resto, tutti erano certi che sarebbe stata una faccenda da regolare fra i velocisti. Da oggi ricomincia il vero Giro d'Italia, con Richard Carapaz a difendere la maglia rosa, Vincenzo Nibali e Primoz Roglic a insidiargliela. Difficile ipotizzare, al netto di un crollo clamoroso, dove e come l'ecuadoriano possa perdere il primato; e questo anche alla luce della consistenza della sua formazione, la Movistar, che, pur perdendo il campione del mondo Alejandro Valverde alla vigilia del Giro e riservando a Nairo Quintana la partecipazione al Tour de France (dove sarà capitano), può contare su uomini forti in salita. Uno di questi, Mikel Landa, si trova a un passo dal podio di Verona e cercherà di conquistarlo, non prima però di avere obbedito agli ordini di scuderia.
Gli chiederanno di “scortare” Carapaz, ma Landa, che nella prossima stagione lascerà il team spagnolo, obbedirà? Può essere questa una chiave di lettura del possibile “golpe nibaliano”. Lo “Squalo” spera di godere fra due possibili litiganti e separati in casa, tenendo sempre d'occhio Primoz Roglic. Il resto fa parte dell'imponderabile, come solo il ciclismo.
Adolfo Fantaccini