Colbrelli re di Francia, sprint vincente alla Roubaix

Il bresciano vince in volata su Vermeersch e Van der Poel. Moscon solo 4° dopo fuga, foratura e caduta
ROUBAIX. L’inno di Mameli risuona alla Parigi-Roubaix. L’anno d’oro dello sport italiano non si è fermato nemmeno davanti al fango e al pavè dell’Inferno del Nord che in questo 2021 ormai indimenticabile diventa terra di conquista per un azzurro, Sonny Colbrelli, dopo un’attesa di ben 22 anni. Ad alzare le braccia al cielo nel velodromo di Roubaix, al termine di 257 chilometri e oltre sei ore durissime su un tracciato che le piogge autunnali hanno reso ancora più insidioso del solito, è stato il 31enne bresciano che ha coronato a sua volta una stagione trionfale dopo la conquista del titolo italiano ed europeo. Ma l’Italia è stata protagonista anche con Gianni Moscon, il trentino artefice di una lunga fuga solitaria che solo la sfortuna – una foratura seguita da una caduta su tratti di pavè scivolosi come non mai – è riuscita a bloccare. A raggiungerlo sono stati lo stesso Colbrelli, il pericoloso olandese Mathieu van der Poel e il belga Florian Vermeersch, con l’italiano bravo a prendere il testimone della vittoria andando a imporsi in volata, con le ultime forze disponibili, nel velodromo. Mentre Moscon finiva il suo giro per chiudere al quarto posto, Colbrelli è rimasto a terra nell’erba, con le lacrime che gli rigavano il fango secco che gli nascondeva il volto. «È una leggenda, uno dei miei sogni che si realizza», queste le sue prime parole. «Per la volata ho seguito Van der Poel, a 200 metri è partito Veermersch, a 25 metri sono saltato fuori per la vittoria. Ero al limite, ma ce l’ho fatta. È il mio anno, sono davvero felice». Nella sua lunga carriera, con una trentina di vittorie all’attivo, Colbrelli è riuscito finalmente a vincere una classica “monumento”, in un’edizione, la 118, svoltasi per la prima volta in autunno causa Covid, che ne aveva impedito lo svolgimento nel 2020. Nel 2019 aveva vinto il belga Gilbert, poco brillante ieri, e a succedergli è il bresciano che ha firmato la 12ª vittoria italiana, la prima nel 21° secolo visto che Andrea Tafi si era imposto nel 1999. Una rinascita colorata d’azzurro, che ha scacciato la pioggia, le nubi e il fango dominanti per quasi tutti i 257 km del percorso, con i 55 coperti di pavè che hanno messo a dura prova tutti, mietendo cadute anche tra le moto al seguito. In uno dei tratti più dissestati ha perso la sua occasione Moscon, che stava conducendo con oltre 1’20’’ di vantaggio sugli inseguitori. Ma la foratura prima e la caduta poi lo hanno costretto a chiudere al quarto posto.

