Colbrelli tricolore, scintille tra Ciccone e Nibali

Al corridore della Bahrein il titolo italiano. Il teatino è ottavo, ma pesano le incomprensioni con il siciliano
IMOLA. Dal sorriso tricolore di Sonny Colbrelli alle “scintille” tra Giulio Ciccone e Vincenzo Nibali. Il campionato italiano di Imola ha premiato il portacolori della Bahrein che al momento giusto ha raggiunto con Masnada i fuggitivi e negli ultimi km ha fatto valere la sua classe e la sua condizione: andrà al Tour de France con il tricolore sul petto e promette già da oggi spettacolo. Quanto rammarico per Giulio Ciccone: il corridore teatino aveva una grande gamba, con Daniel Oss aveva trovato lo spunto giusto ed era arrivato a 15” dalla testa della corsa e con l’ultimo passaggio da fare sulla Cima Gallisterna la situazione era ideale. Il gruppo principale però sotto la spinta di Vincenzo Nibali ha annullato il tentativo. «Sono normali situazioni di gara», verrà ripetuto dopo il traguardo per smontare le polemiche, ma di sicuro senza l’impulso di Nibali Giulio Ciccone poteva giocarsi il campionato italiano. Nibali stava molto bene e voleva rientrare per cercare l’azione decisiva ma se davanti c’è un tuo compagno di squadra la legge non scritta del ciclismo dice che dovrebbero essere altri a chiudere. Certo, se ti chiami Nibali è sempre difficile mettere in secondo piano le ambizioni personali soprattutto quando la condizione è ottima. E subito dopo il traguardo tagliato all’8° posto, Ciccone ha poca voglia di parlare ma in sella alla sua bicicletta analizza la corsa. «Come prima cosa voglio dire che ho ritrovato la condizione e questo mi fa molto piacere. In salita stavo bene ma si è creata quella situazione di corsa dove si fanno tanti tatticismi. Con Oss siamo arrivati a 15 “ dai primi e avevo una salita da affrontare ma poi da dietro sono rientrati». A proposito, in corsa c’è stata un’incomprensione con Nibali? Tu l’hai interpretata come se avesse riportato sotto gli altri. «In effetti è stato così». Risponde secco e senza peli sulla lingua. Poi però Giulio continua a spiegare. «Io con Oss ero praticamente arrivato sui primi, lui ha preferito fare così, forse si sentiva più sicuro e ha chiuso. Dispiace, sono incomprensioni che capitano. Stavamo entrambi molto bene ma non abbiamo raccolto nulla». Dalle parole di Ciccone traspare rabbia e delusione: poteva vincere il campionato italiano, poteva cancellare quella giornata di Sega di Ala al Giro che lo aveva costretto al ritiro e alla fine torna a casa con un ottavo posto che fa masticare amaro. Tutto negativo? Assolutamente no. La condizione è buona, le Olimpiadi non dovrebbero sfuggire a Ciccone che potrebbe essere a Tokyo proprio con Nibali. E tra campioni, ne siamo certi, le incomprensioni possono capitare solo una volta. Stretta di mano e tutti uniti verso un sogno a cinque cerchi.
La gara. Lunga fuga di giornata che ha avuto il via libera dai capitani delle squadre favorite e tanta fatica quando si è entrati nel circuito che regalò la maglia iridata al francese Alaphilippe. La Bahrain di Colbrelli e la Uae di Formolo a fare l’andatura, davanti si fa vedere anche la Trek di Nibali e Ciccone e nel finale iniziano le scintille. Colbrelli e Masnada colgono l’attimo giusto e si riportano sui primi quando è iniziato l’ultimo giro. Zoccarato è l’unico a resistere e si forma un terzetto al comando. Dietro alzano bandiera bianca. Colbrelli sull’ultimo passaggio sulla Cima Gallisterna punta la ruota di Masnada e se la ride sotto i baffi. Un po' come fece Viviani con Pozzovivo quando vinse l’italiano. Il passaggio all’autodromo di Imola richiama alla velocità: chi meglio di Colbrelli può risponde presente? In viale Saffi non c’è storia: secondo Masnada, terzo un ottimo Zoccarato.
Enrico Giancarli

