Colpo d’altri tempi al Giro: vince dopo 180 km di fuga

Impresa dell’olandese Van der Hoorn scattato subito dopo la partenza
CANALE (CUNEO). Cinque mesi fa aveva ipotizzato di lasciare il ciclismo. A 27 anni suonati, con un palmares scarno, 5 vittorie in corse minori in 6 anni di professionismo, non aveva ancora trovato un contratto per questa stagione. Ma un giorno da leoni è sempre possibile. Così è stato ieri per Taco Van der Hoorn, l'olandese nato a Rotterdam il 4 dicembre 1993, che corre per il team belga Intermarchè-Wanty-Gobert Materiaux, vincitore della terza tappa del Giro d'Italia, da Biella a Canale, 190 chilometri attraverso il Piemonte, dalla pianura delle risaie alle colline dei vini e dei tartufi di Monferrato, Langhe e Roero, dal 2014 patrimonio Unesco. È arrivato da solo, resistendo per un centinaio di metri o poco più al ritorno del gruppo, regolato poi allo sprint dal trentunenne Davide Cimolai. Filippo Ganna ha conservato la maglia rosa conquistata nella cronometro di sabato a Torino. Van der Hoorn è scattato una decina di chilometri dopo il via, con altri 7 corridori.
Un manipolo di temerari che ha tentato una di quelle fughe che nel 99% dei casi finiscono presto, o comunque molto prima del traguardo. Sotto la pioggia, l'olandese ha lasciato il gruppone in compagnia dello svizzero Simon Pellaud, che sarebbe stato poi l'ultimo ad arrendersi, di Vincenzo Albanese, Samuele Rivi, Samuele Zoccarato, del francese Alexis Gougeard, di un altro olandese, Julius van Berg e di Andrii Ponomar, la promessa ucraina del team Androni-Sidermec che ha appena 18 anni, giovane come non se ne vedevano da decenni al Giro. Il ritmo non è mai mancato agli otto in fuga, in una tappa corsa alla media dei 47 kmh nelle prime due ore, con un vantaggio sul gruppo che è arrivato ai 6'30”.
Sulle salite tra i vigneti, però, alla fine il drappello dei fuggitivi si è assottigliato: ne sono rimasti prima cinque, poi due, Van der Hoorn e Pellaud.
Al loro inseguimento si sono messi Giulio Ciccone e il francese Tony Galopin. Van der Hoorn, bravo a gestire gli sforzi nella lunghissima fuga, ha staccato anche Pellaud, e ha stretto i denti fino al traguardo, anche se alle sue spalle gli apripista del gruppo si erano messi a mordere la strada per pilotare allo sprint i velocisti che erano riusciti a non perdere il passo sulle prime salite del Giro. A 200 metri dall'arrivo, dopo l'ultima curva nel centro di Canale, Van der Hoorn ha realizzato che ce l'aveva fatta a resistere, si è potuto rialzare tagliando il traguardo raggiante per la giornata di gloria forse insperata.
A mani vuote i velocisti e Peter Sagan, che considerava la Biella-Canale tappa congeniale alle sue caratteristiche.
Dopo i primi tre giorni tutti in Piemonte, il Giro ha lasciato la regione: oggi la quarta tappa partirà da Piacenza per arrivare a Sestola, in provincia di Modena: 187 chilometri con le prime salite, sull'Appennino emiliano. I 1.052 metri del Colle Passerino sono a due chilometri e mezzo dal traguardo di Sestola, dove Ciccone ha vinto la 10ª tappa del Giro 2016. Primi test per i favoriti del Giro e per Vincenzo Nibali.
Paride Di Noia

