Con il Carpi 5.516 tifosi: è il dato più basso degli ultimi quattro anni

9 Dicembre 2018

Pescara stabilmente nei primi posti ma in pochi credono alla promozione Forse la A incute timore a causa delle ultime apparizioni disastrose

PESCARA. Quindici giornate di campionato trascorse nelle primissime posizioni in classifica non bastano a spingere i tifosi a riempire l’Adriatico. Ieri il Palermo ha vinto a Padova riprendendosi la vetta solitaria, mentre il Lecce è stato fermato sul pareggio in casa con il Perugia venendo agganciato dal Pescara al 2° posto. Venerdì sera, prima del fischio di inizio del match con il Carpi, i biancazzurri erano terzi nonostante la flessione accusata nelle ultime settimane (5 punti in sei partite). Alla fine allo stadio erano presenti appena 5.516 spettatori. Si tratta del nuovo record negativo nel torneo 2018-19 e, soprattutto, del dato peggiore degli ultimi quattro anni(3 anni e 10 mesi per l’esattezza). Per rivedere una cornice di pubblico così desolante in una gara di campionato bisogna tornare indietro al 7 febbraio del 2015 e quel giorno i biancazzurri, decimi in graduatoria, pareggiarono in extremis all’Adriatico contro il Cittadella (1-1, rete di Bjarnason al 95’).
Si trattava di un contesto completamente diverso rispetto a quello attuale con il Pescara che a fatica cercava di risalire la china dopo un girone di andata deludente chiuso in quattordicesima posizione. Al contrario oggi il Delfino è a sorpresa tra i grandi protagonisti del torneo, ma non è ancora riuscito a coinvolgere la città. La quasi contemporaneità di Juventus-Inter giustifica solo in parte la scarsa affluenza nel match di due giorni fa contro il Carpi. Al momento il Pescara, secondo in classifica in campionato, è solo settimo nella graduatoria degli spettatori nel torneo cadetto. Lo precedono Benevento, Verona, Foggia, Lecce, Salernitana e Perugia, tutte squadre che inseguono l’undici di Pillon.
Le possibili cause. Il calo di rendimento può aver contribuito ad abbassare il numero delle presenze, ma fino a un certo punto. Un mese fa all’Adriatico è stato toccato il picco più alto (8.782 spettatori) nel match con il Lecce quando la flessione era già iniziata (un punto in 2 gare con Cittadella e Cosenza). Lo 0-3 di Palermo ha condizionato un po’ gli umori, visto che nella partita successiva con l’Ascoli erano presenti 7.500 supporters biancazzurri (oltre ai 1.500 marchigiani). Il ko di Perugia ha raffreddato ulteriormente l’entusiasmo, così si è arrivati alla deprimente atmosfera di due giorni fa con il Carpi. Di sicuro la tifoseria non è pienamente coinvolta nel cammino dei ragazzi di Pillon che, partiti senza fare grandi proclami, occupano ormai stabilmente i primi posti. Inoltre, le frizioni tra parte della tifoseria e il presidente Sebastiani hanno contribuito alla diminuzione delle presenze. Forse, nelle valutazioni dei pescaresi incidono ancora le ultime due drammatiche (dal punto di vista sportivo, s’intende) esperienze in A. I tornei 2012-13 e 2016-17 hanno creato solo sconforto nell’ambiente e tutti gli appassionati avrebbero fatto a meno di quelle esperienze. Qualcuno, addirittura, ripete: «Meglio non andare in A che fare quelle figure». La principale categoria del calcio italiano incute timore più degli errori di strategia commessi. È vero che il divario con le grandi è molto ampio, ma centrare la A è sempre un affare. E i quasi 30 milioni di introiti, se investiti bene, sono sufficienti per non fare solo una comparsa, come hanno dimostrato di recente il Crotone, l’Empoli e lo stesso Carpi nel 2016.
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