Con Maragliulo i sogni del Lanciano si avverano

15 Marzo 2016

Col tecnico salentino (subentrato a D’Aversa) la Virtus seconda solo allo Spezia «A 54 anni pensavo di aver smesso di sognare...». E invece ha conquistato tutti

LANCIANO. Schivo, riservato, umile e dai modi gentili fuori dal campo. Deciso, sicuro e sereno quando è sul rettangolo di gioco. E' Primo Maragliulo, l'uomo che dal 31 gennaio ha preso le redini della Virtus. Una squadra penultima in classifica, che non vinceva fuori casa da oltre un anno, appena uscita da un rivoluzione col mercato di gennaio: è rinata sotto la sua guida. Una squadra con lui capace di viaggiare con una media play off: 5 vittorie, una sconfitta e un pareggio, 16 punti in 7 gare. Meglio della Virtus ha fatto solo lo Spezia con 17. Con la vittoria di sabato a Salerno Maragliulo ha eguagliato il numero di successi, 5, collezionati dal predecessore, D'Aversa, dall'inizio della stagione all'esonero del 30 gennaio, dopo la sconfitta 0-3 col Trapani. A suon di punti e di parole mai eccessive, il mister leccese, sposato con due figlie, è entrato nel cuore dei tifosi. Che, grazie alla sua bacchetta magica, sono tornati a credere nella salvezza. Lui a 54 anni (55 il prossimo 14 maggio) si è rimesso in gioco, lasciando la Primavera per la panchina di una squadra di serie B. «Pensavo a 54 anni di aver smesso di sognare», ha detto il tecnico alla presentazione il 4 febbraio scorso, «invece mi ritrovo in un'avventura più grande di me che prenderò di petto. Nella vita le cose difficili sono le più belle, soprattutto quando riescono». Un'avventura che sta affrontando seguendo la stessa ricetta che ha dato ai suoi ragazzi: ovvero lavorare con serenità. «C'è da riacquistare serenità»,ha detto il tecnico presentandosi, «e bisogna ricominciare a giocare a calcio divertendosi, con rabbia, convinzione, e tanta serenità». Che aveva anche quando giocava. Centrocampista, ha iniziato la carriera, tanti capelli fa, nel Lecce. Per lui tre anni dal 1979 /1982 in B. Serie cadetta che ha fatto anche col Campobasso, avventura di tre anni, inframmezzata da un anno col Brescia in C1. Che è la categoria dove ha fatto più partite con le maglie di Monza, Casertana, Siracusa e Spezia. Maragliulo ha appeso le scarpette al chiodo nel 1995 tra i dilettanti a Nardò. Poi, ha iniziato la sua carriera da allenatore, ancora a Lecce, nelle giovanili (1998 /99 e poi dal 2006 al 2013). Proprio nel 2013 è arrivato a Lanciano come vice di Marco Baroni che ha seguito l'anno dopo a Pescara. La scorsa estate il ritorno a Lanciano, come mister della Primavera. «Ci sono ancora 11 gare», ha detto il tecnico dopo la vittoria di Salerno, sabato scorso, «ci sono 33 punti in palio: c'è ancora tanta strada da fare».

Uno che insomma che non si esalta, resta ancorato con i piedi per terra. Un tecnico che crede nel 4-3-3, ma capace di adattare squadra e schemi ai giocatori che ha e agli avversari. A Lanciano è coadiuvato da Roberto Rizzo, quasi un fratello. Maragliulo più che una bacchetta magica ha una personalità magica capace di infondere coraggio, serenità e sicurezza ai giocatori «tutti bravi ragazzi», ripete spesso; «tutti potenziali titolari. Farei giocare tutti se fosse possibile».

Ma è su alcuni giocatori che ha posato le basi della rinascita Virtus: Marilungo in primis. Uno che neanche con i crampi lascia il campo. Un giocatore di spessore, voluto da D'Aversa, a cui nessuno, oggi, rinuncerebbe. Ha recuperato Bacinovic, Amenta, Vastola e Ferrari. Sta facendo crescere Di Francesco, Vitale, Rocca. Può contare su Cragno che fa la differenza. Può contare su un gruppo che vuole la salvezza e che è atteso ora da due sfide in casa assai ostiche contro Cesena e Perugia. La salvezza passa per il Biondi.

Teresa Di Rocco

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